Processo P3: chiesti 4 anni per Verdini. Dell’Utri si salva ancora

c_2_articolo_3041126_upiimageppE’ un processo che, in altri tempi e forse anche in altri luoghi, avrebbe suscitato quantomeno indignazione. Invece quello che è in corso di svolgimento nel tribunale di Roma grazie al lavoro dei pm Rodolfo Sabelli e Mario Palazzi, rischia di passare come un “ordinario” processo che non desta clamore nè interesse, in un Paese ormai abituato ad ogni genere di strapotere.

Ieri si è infatti tenuta l’udienza per il processo sulla P3, il presunto comitato d’affari segreto che puntava ad influenzare e condizionare gli organi costituzionali. I magistrati hanno chiesto nove anni e sei mesi di reclusione per Flavio Carboni, l’uomo d’affari coinvolto nelle file dell’associazione segreta, e otto anni e sei mesi per l’ex giudice tributarista Pasquale Lombardi. Pena identica anche per l’imprenditore Arcangelo Martino, mentre per Denis Verdini, uomo jolly dell’attuale compagine governativa, gli anni di condanna richiesti sono stati quattro.

Oltre a loro un nugolo di politici, professionisti, imprenditori. Tutti accomunati dall’appartenenza a questa “piccola loggia” che qualcuno sospetta essere la regia degli ultimi fatti di politica nazionale e non.

Stefano Porcu, ex direttore dell’Unicredit di Iglesias, Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia del Governo Berlusconi, Ernesto Sica, ex assessore regionale della Campania, Vincenzo Carbone, ex prio presidente della Cassazione. Sono questi alcuni, e neppure i più eccellenti, tra gli imputati coinvolti.

Discorso a parte merita invece l’ex parlamentare Marcello Dell’Utri, per il quale bisognerà iniziare un nuovo processo ex novo poichè, all’epoca del dibattimento principale, la sua posizione fu stralciata in quanto al momento si trovava in Libano e bisognava attendere l’estradizione. Violazione della legge Anselmi e reato associativo, questo ciò che viene contestato a tutti gli appartenenti all’associazione. Un reato che rischia di passare in sordina nonostante la gravità del suo porsi in atto.

Giuseppe Caretta