Renzi tra il vantaggio del No nei sondaggi e la paura dello spread

matteo-renzi-giappone-riforme-770x512Dopo i sondaggi odierni che vedrebbero in vantaggio il No in vista del Referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre (ma c’è da dire che, in base ai sondaggi, avrebbero dovuto vincere il no al Brexit e Hillary Clinton alle presidenziali), Matteo Renzi non appare sfiduciato. Anzi, durante la conferenza stampa sui ‘mille giorni’ del proprio governo, ha ribadito questo concetto, che i sondaggi sono ormai poco affidabili: “È vero che è in vantaggio il No, ma fino ad ora i sondaggi hanno fallito. Non vedo perché debbano essere corretti proprio ora”. Aggiungendo quindi, circa la partecipazione che il Premier attende: “Gli italiani voteranno in base al quesito e sarà un esercizio di voto molto più ampio di quanto ci immaginiamo. Andranno a votare in molti”,.

Renzi ha quindi parlato della possibilità che i mercati reagiscano negativamente in caso di vittoria del No (e si tratta dello spauracchio ormai mosso in qualsiasi contesto elettorale): “Con le riforme il Pil va su e lo spread va giù. Non lo leggo sul Wall Street Journal, ma nella realtà di tutti i giorni. È chiaro che nel momento in cui c’è tensione politica e preoccupazione lo spread risale, ma non dobbiamo evocare le cavallette”. “Compito di chi sostiene la campagna per il sì non è quello di puntare sulla carta della paura di cosa accadrà in caso del No ma di riempire di motivazioni chi vota Sì. È un’occasione di cambiamento atteso da decenni”.

Per finire, una battuta sulla “desolazione della politica”: “Quando ci sarà calma, comunque vada a finire, la storia di chi ha votato sì tre volte e poi ha cambiato idea perché ha perso il posto, perché non è più ministro, perché immagina che questo sia il congresso del partito. Questa storia rimarrà agli atti, non per l’incoerenza, ma come desolazione della politica”.