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Caso Yara, parla Saviano: “Mi sembra inquietante che…”

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yaraContinuano le polemiche inerenti l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, che ha visto a luglio la condanna di Massimo Bossetti all’ergastolo.

A prendere parola sul caso, è arrivato addirittura lo scrittore Roberto Saviano che – intervistato dal settimanale ‘Oggi’ – ha messo in dubbio il lavoro degli inquirenti fino al momento, per aver soprasseduto sul ruolo di un’azienda nell’omicidio: “Il padre di Yara ha lavorato per la Lopav, un’azienda di proprietà dei figli di Pasquale Locatelli, superboss del narcotraffico, che aveva anche un appalto nel cantiere di Mapello. Inoltre, alla festa della Lopav parteciparono tre magistrati della procura di Bergamo. Mi sembra inquietante che non si sia indagato in quella direzione. Anche perché tutti e tre i cani molecolari usati nelle indagini, sono andati tutti dalla palestra in cui si allenava Yara al cantiere. Spero che in Appello si approfondiscano queste piste”.

Nel corso dell’intervista, Saviano ha anche parlato di altri temi, raccontando una vicenda personale: “Nella mia scuola chiedevano soldi, ti minacciavano. Io ero una delle vittime. Un ragazzino in particolare, si chiamava Ciro, mi prendeva in giro per la mia testa tonda. Mi chiamava “Limò”, cioè limone, e mi ha massacrato di botte… Una volta, non sapendo come salvarmi, ho finto di svenire. Lui è scappato, convinto di avermi ucciso”.

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