Livorno, falsi allarmi bomba in banca: voleva evitare che la moglie scoprisse i conti in rosso

unicreditHa del surreale la vicenda che viene da Livorno. Da alcuni mesi la filiale dell’Unicredit di Piazza 2 Giugno continuava a ricevere decine e decine di telefonate dove veniva annunciato un pericolo imminente, ovvero la presenza di una bomba che sarebbe esplosa da un momento all’altro.

La prima telefonata era giunta il 12 settembre, per poi ripetersi per settimane sempre con la stessa modalità: una voce maschile, contraffatta, chiamava con un numero anonimo e avvertiva della presenza di una bomba all’interno della sede della banca.

Inevitabilmente scattava il piano di sicurezza previsto per l’occasione: evacuare l’edificio, chiudere la banca, informare le forze dell’ordine. Chiaramente il disagio coinvolgeva anche l’esterno della banca, ovvero automobilisti e passanti, e in qualche occasione è stato necessario anche l’intervento degli artificieri, che non hanno mai rinvenuto nessun ordigno nè all’interno nè all’esterno dell’Unicredit.

Alla fine, incrociando tabulati e orari, la procura di Livorno è riuscita a scoprire che a fare le telefonate anonime era un uomo, un livornese di circa 40 anni, che chiamava in banca ogni qual volta la moglie si presentava presso la filiale. Motivo? Impedire che la consorte scoprisse alcuni ammanchi sul conto corrente comune, evidentemente poco giustificabili. Il 40enne ora rischia non solo la pena prevista per il procurato allarme (art. 658 del codice penale), ma anche di dover pagare le spese ingenti sostenute dalla banca e dalle forze dell’ordine intervenute di volta in volta.