15 dicembre 1964: in orbita il primo satellite italiano. La storia dell’Ingegnere che sognava il cielo

Ingegnere Spampinato con Presidente LeonePoteva avere un ruolo di primo piano in una grande azienda, avere un ottimo stipendio e vivere delle soddisfazioni del proprio lavoro, nella propria terra. Ma sognava lo spazio, sognava il cielo.

E’ la storia di Giuseppe Spampinato, uno dei protagonisti del Progetto San Marco, il “programma di collaborazione bilaterale che vide impegnati Italia e Stati Uniti nella ricerca scientifica e nella sperimentazione nello spazio tra il 1962 ed il 1980” (cito Wikipedia) che portò la nostra Nazione ad essere la quinta a mandare in orbita un satellite, dopo Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Canada. Non esattamente quattro stati da poco, converremo (d’altra parte l’Italia vive il boom economico e in quegli anni il cielo pare non essere un limite).

Ma torniamo a Giuseppe Spampinato, perché questa storia parla di lui.

Nato nel 1928 a Trieste, terzo di tre figli (lo precedono Anna e Domenico), nasce da Vincenzo e Giacomina, siciliani di stanza in quell’affascinante estremità d’Italia per il lavoro di Vincenzo, impiegato nelle Ferrovie dello Stato.

Dopo le scuole elementari, Giuseppe sente la vocazione, vuole diventare prete e per questo entra in Seminario, a Catania: vi rimarrà due anni, prima di cambiare idea e iscriversi al liceo scientifico. Giuseppe non farà mai il prete, ma effettivamente il cielo lo sogna.

Si diploma quindi al liceo scientifico e, una volta laureatosi presso il Politecnico di Milano in Ingegneria nel 1953 (quando i laureati in Italia 20,874. 304.608 del 2014), pensa alla carriera militare. Con il titolo che ha a disposizione può pensare ad entrare già come ufficiale.

A questo punto Domenico, il fratello maggiore, che lo preparò per l’esame d’ammissione al liceo e che lavora dentro la Edison (di cui diventerà dirigente di primo piano per la costola etnea del gruppo, la Sincat), potrebbe e vorrebbe inserirlo nell’azienda: andrebbe a ricevere uno stipendio discretamente più corposo e lavorerebbe in Sicilia. Un privilegio, per un siciliano.


Ma Giuseppe sogna il cielo ed entra nella scuola militare di Firenze, da cui esce sottotenente. Dopo alcune missioni all’estero, riceve la chiamata del Professor Luigi Broglio, ordinario di costruzioni aeronautiche de La Sapienza di Roma, generale dell’aviazione (un personaggio di cui potete abbondantemente leggere sul web. Personaggio di uno spessore tale da meritare l’intitolazione della piattaforma di cui parleremo di seguito): lo vuole nella sua squadra, che lavorerà negli Stati Uniti fianco a fianco con la Nasa per lanciare il missile che dovrebbe mettere in orbita il Satellite San Marco. Sarebbe il primo oggetto italiano ad entrare nello spazio, quando lo spazio è pressoché off limits.

E così Giuseppe Spampinato, catanese nato a Trieste, si muove per gli Usa, dove starà cinque anni (e dove nascerà uno dei suoi figli): viene così addestrato – assieme ad un altro gruppo corposo di italiani (le cui storie meriterebbero tutte d’essere narrate) – in Virginia, prima di muoversi con tutta la squadra nella piattaforma allocata nella baia di Formosa, in Kenya, dove rivestirà il ruolo di supervisore meccanico del razzo e delle infrastrutture a terra.

Un tempo usato dagli americani “per trasportare merci dalle navi ai battelli e alle chiatte là dove non esistono i porti” (si legge in un interessante articolo dei tempi dedicato alla preparazione del lancio del satellite) la piattaforma di Formosa Bay diviene ‘casa’ per decine di nostri connazionali, oltre che per uno Scout pronto a lanciare in orbita il primo satellite scientifico made in Italy.

In realtà, non sarebbe il primo lancio in assoluto per gli italiani: in poco tempo hanno imparato bene a lanciare i razzi in questione (d’altra parte, Italians do it better); nel marzo 1964 – nove mesi prima della messa in orbita del San Marco I – era infatti stato lanciato un primo Scout a quattro stadi, con tanto di complimenti: “Gli americani ci hanno detto che nessuno Scout era mai stato sparato così perfettamente”, narrava l’ingegnere Spampinato nel succitato articolo.

Ma il lancio del razzo senza satellite rappresenta solo una prova e devono passare nove mesi prima che il sogno di raggiungere il cielo diventi realtà.

E’ il 15 dicembre 1964 (esattamente 52 anni fa, quindi) e sono le 20:24. L’allunaggio è ancora un miraggio (Armstrong poggerà per primo un piede sulla Luna soltanto nel 1969) ma intanto il San Marco I supera l’orbita terrestre e diviene il primo satellite italiano ad andare nello spazio.

Il cielo tanto sognato, grazie all’ingegnere Spampinato e all’equipe guidata dal Generale Broglio, non è davvero più un limite.