Assemblea PD, Renzi non si dimette e rilancia: “Il leader vuole ripartire”

pd renzi cuperloUn passo indietro come premier, ma non pare che Matteo Renzi, segretario del Pd, abbia intenzione di fare un passo indietro come capo del partito democratico. Nonostante ci sia stata la voglia di mollare, del tutto. Queste le parole di Renzi durante l’assemblea nazionale del Pd (che dovrebbe portare alle primarie e al congresso), all’Hotel Ergife di Roma: “Ho avuto voglia di mollare, ma c’è un patto tra noi: nessuno qua dentro ha il diritto di abbandonare il posto di guardia come sentinella, nessuno ha diritto di lasciare agli altri la possibilità di riprendere un Paese che ha bisogno della nostra forza, nessuno può dire qua o vattene o scendo qui perché mi sono stancato”.

E dopo aver fatto chiarezza su questo punto, il Premier si leva qualche sassolino dalla scarpa, sottolineando come non abbia intenzione di lasciare la segreteria: “Il leader è quello che quando perde lo ammette e dice che vuole ripartire. La sconfitta fa parte della vita. Senza inseguire vendette e ritorsioni. Per inseguire vendette e ritorsioni fare subito il Congresso sarebbe stata la scelta migliore. Certo, dire che con me si rischia la deriva autoritaria, mentre ci sono partiti azienda e partiti dove gli amministratori devono firmare contratti e sottoscrivere penali… E poi, vedere persone di questo partito festeggiare dopo gli exit poll, ha ferito il senso di appartenenza a questa comunità. Ma ho accettato il consiglio di chi mi ha detto di non fare del congresso il luogo dello scontro. Ho accettato l’idea di rispettare la tempistica e le regole. Rispetteremo le scadenze statutarie, sui contenuti, non regoleremo i conti. Ciascuno indossi le proprie ferite come crede, ma i circoli tornino a dicutere e approfondire ciò che serve all’Italia. La prima regola del nuovo corso deve essere di ascoltare di più, io per primo. La segreteria deve funzionare meglio, più plurali e meno autorevoli. Mercoledì ci riuniremo nella segreteria per cambiare passo”.

Quindi, l’analisi del voto e di quelli che sono stati i target che il comitato per il Sì non è riuscito a raggiungere. Gli abitanti del Sud e i giovani (guarda caso, le categorie che più soffrono la mancanza di): “Abbiamo straperso, anche il 41% al referendum è una sconfitta netta. Sognavo 13 milioni, ne abbiamo presi 13 e mezzo, non è bastato. Dove abbiamo perso. Al Sud: il nostro approccio non è stato di disinteresse, ho visitato i luoghi più difficili. Ma abbiamo sbagliato pensando fosse sufficiente una politica di investimenti e patti per il Sud senza il coinvolgimento vero di quella parte di Sud che doveva essere portata con noi in una sfida etica prima che economica. Il primo errore. Poi, abbiamo messo tanti soldi per il Mezzogiorno, saranno utili, gli amministratori locali li utilizzeranno bene e il governo controllerà bene. Ma dico che mettere queste risorse senza coinvolgere le persone è stato un errore. Bisogna ricostruire un ponte con queste persone. E solo noi possiamo farlo”.

Quindi, sui giovani: “I giovani: abbiamo perso sui 30 e 40enni, abbiamo perso in casa. Fa male, perché la nostra generazione che perde nella sua fascia di riferimento fa pensare. Perché? Rabbia? Non è una generazione arrabbiata ma disincantata, da presidenti del Consiglio indagati, presi a monetine, cresciuta col mito sella semplificazione e talvolta del semplicismo. Non siamo riusciti a prenderla sul referendum. E’ un luogo da cui ripartire, non fisico. Una generazione globale, ma la globalizzazione tecnologica fa pendant con sfide che mettono quella generazione a rischio”.

Tra gli altri discorsi (che potrete tranquillamente trovare sugli altri siti web, se volete leggere le parole del Premier in versione integrale), Renzi ha parlato del fronte del No: “I signori del No non sottovalutino che c’è un 41% su cui fare i conti. Noi rifletteremo per ripartire. Il No non è una proposta politica omogenea e le prossime politiche si giocheranno su proposte. Il 41% è una sconfitta, ma questo popolo ha bisogno di trovare luoghi da cui ripartire. E noi siamo il luogo più importante”.