Versace store, ex dipendente: “Utilizzavano un codice per etichettare gli afroamericani”

vjc-versace-store-by-arcabi-associates-02Da sempre Versace è sinonimo di eleganza e stile in tutto il mondo, un segno distintivo di come l’Italia sappia dettare le tendenze. Se nel campo dell’abbigliamento il marchio italiano non ha eguali nel resto del mondo, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i modelli di comportamento, questo almeno secondo quanto afferma Christopher Sampino ex impiegato dello store Versace di Bay Arena (USA)  a  attualmente in causa con il famoso brand di moda.

Il racconto di Sampino comincia all’epoca della sua assunzione, il manager gli stava spiegando come si doveva comportare con i cliente e quale fosse il codice di comportamento da tenere, quando ad un tratto ha fatto riferimento al codice: “D410“. Il codice stava ad indicare il colore nero per gli abiti, ma il manager incoraggiava i dipendenti ad utilizzarlo per informare tutti che nello store era entrato un cliente di colore. Sampino indispettito per tale mancanza di rispetto nei confronti dei clienti di colore ha chiesto spiegazioni di tale comportamento al manager e lui avrebbe risposto: “Prendi in mano un abito nero, così non sospetteranno nulla“. Furioso per quel razzismo l’ex dipendente fece notare come anche lui fosse di origine africana, affermazione che lo rese inviso a tutto lo staff.

Da quel giorno venne trattato con distacco, quasi fastidio, e due settimane dopo venne perfino licenziato con la seguente motivazione: “Non capisci cosa sia il lusso“. Adesso Christopher è in causa contro lo store di Bay Arena per una cifra notevole che rappresenta la somma di stipendi non pagati, mobbig e danni morali.