‘Can’t Help Myself’, la prima opera d’arte robotica, è esposta al Guggenheim

braccio-roboticoIl futuro dell’arte potrebbe dirigersi interamente verso la robotica, le nuove tecnologie sono parte integrante del processo evolutivo dell’uomo ed in quanto tali non possono non fare parte del suo processo creativo. Questo in breve è il messaggio che i curatori del Guggenheim hanno voluto lanciare ammettendo la prima opera d’arte robotica della sua storia.

Si tratta di un enorme braccio robotico posto sopra un blocco a centro stanza a cui si collega con un perno, questo si muove dolcemente, con movimenti ritmici e calcolati che lo accomunano ad una danza, per contenere la fuoriuscita di un liquido rosso che continua che si sparge per la stanza senza soluzione di continuità.

In occasione della presentazione di questa opera d’arte robotica ‘Can’t Help My Self‘ di  Sun Yuan e Peng Yu, inserita all’interno della nuova mostra ‘Tales of Our Time‘, è stato intervistato Xiaoyu Weng (il curatore della mostra) per spiegare al mondo in cosa consista l’arte robotica e quale sia il significato di questa opera.

Weng spiega come l’arte robotica esista già da tempo, ma che come tutte i nuovi media anche nell’arte c’è bisogno di tempo prima che una nuova tendenza possa prendere piede ed essere considerata come tale, poi si sofferma sul braccio robotico e dice: “Can’t Help Myself è un’opera provocatoria e intrigante, tocca molti temi contemporanei che sono urgenti nel contesto urbano, non solo per le sue caratteristiche materiali, ma anche per il suo messaggio concettuale e socio-politico”.

Weng, inoltre, ha spiegato la visione creativa degli artisti sul liquido che molti  potrebbero considerare sangue a ‘The creator Project‘ , questi insistono che la loro opera non è simbolica e che rimane aperta a molte considerazioni. Insomma l’arte robotica è uno specchio della nostra società sempre più basata sui social e sulla tecnologia, ma è anche un prospetto delle aspirazioni e sulle paure per il futuro.