Miquela Sousa: Instagram impazzisce per una misteriosa ragazza postmoderna

Miquela Sousa vive a Los Angeles, ama l’arte contemporanea e la musica, adora viaggiare, è per i diritti delle minoranze etniche come i Sioux del North Dakota, in lotta per la difesa del proprio territorio in procinto di essere stravolto dalla costruzione di un oleodotto. Inoltre @lilmiquela, come la si conosce in rete, è un’amate di George Michael, un’appassionata di smalti per le unghie colorati e un’eccentrica ragazza con un debole per le battute ciniche.

Tutto ciò ha creato un seguito. Miquela Sousa ha un bacino di followers su Instagram pari a 126mila utenti. 137 post per conquistarsi un posto fra le regine dei social network, con stuoli di ragazzine pronte ad imitarne le abitudini, i gusti, finanche il vestiario. Il problema di fondo è che, con ogni probabilità, Miquela Sousa non esiste affatto. Di lei si parla, si discute, su di lei ci si interroga ma, al momento, prove tangibili di una sua esistenza non ve ne sono.

Ciò che vi è di più materiale in lei sono le foto pubblicate sulla propria pagina Instgram, e si potrebbe anzi dire che sono resizerproprio quelle foto a gettare un’ombra di dubbio sulla sua reale esistenza. La pelle appare infatti troppo finta. Troppo vacuo lo sguardo, troppo ingessato il portamento. Si direbbe quasi che la sua sia un’immagine digitale costruita ad hoc per qualche fine non ancora del tutto chiaro. Una campagna pubblicitaria, forse? Il lancio di un’iniziativa?

Non si sa. Nessuno è riuscito a mettersi in contatto con la giovane e nessuno sa dire, ancora, se e quale sia la reale portata di un evento del genere. Si sospetta che dietro la sua fattezza ambigua possa esserci lo zampino dell’artista 3d Nicole Ruggiero. Le due, infatti, sono ritratte insieme in una fotografia e risulta evidente come, a livello fisico, vi sia una certa somiglianza che lascia perplessi. La net art resta dunque una delle spiegazioni più accreditate. Probabile, in alternativa, che Miquela non sia nient’altro che un Sims, un personaggio del famoso videogioco divenuto epigono di una bizzarra, quanto azzeccata, campagna pubblicitaria. Il mistero, dunque, resta intatto e pare non esserci nessun’altra via prediletta per raggiungere un obiettivo che quello di mostrare pubblicamente la menzogna sulla quale regge. “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, disse Joseph Gobbels a proposito di ciò che era stato fatto dal nazismo. Mai, un’intuizione del genere, ha colto meglio l’essenza di un fenomeno così paradossale come il nostro mondo contemporaneo.

Giuseppe Caretta