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Docu-film su testate nucleari: “Quella notte in cui l’Arkansas ha rischiato di scomparire”

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arkansasSi chiama “Comando e controllo”, il documentario trasmesso dalla televisione pubblica statunitense, la PBS, che ha creato non pochi imbarazzi all’establishment americano. Un docu-film ispirato ad un best seller letterario opera dello scrittore e giornalista Eric Schlosser, candidato al premio Pulizer nel 2014.

Nella pellicola viene ricostruita la notte del 18 settembre 1980 quando, senza che il mondo se ne avvedesse, lo Stato dell’Arkansas rischiò di scomparire dalle cartine geografiche raso al suolo, letteralmente, da un’esplosione nucleare più potente di quella che distrusse le città di Hiroshima e Nagasaki. Non fu però a causa di un attentato terroristico, né a causa di qualche movimento strategico degli eterni rivali russi, che si sfiorò una tragedia simile. Ciò che emerge dalle ricostruzioni è niente di meno che un “banale” incidente negli hangar di stoccaggio delle testate.  Il 18 settembre 1980, dunque, un gruppo di giovani soldati erano impegnati nel turno di guardia del missile balistico intercontinentale Titan II quando, durante un’operazione di manutenzione, la parte superiore della testata si staccò, rovinando al suolo da un’altezza di oltre trenta metri. Un volo lunghissimo, che causò la frattura della corazza esterna ed un’allarmante fuoriuscita di carburante.

Stando ai protagonisti di quella terribile notte, nessuno, per un lungo lasso di tempo, riuscì a capire cosa fare. Gli ordini non arrivavano, e ci fu un momento di stallo nel quale parve a tutti che il sito fosse destinare a saltare in aria con tutto ciò che conteneva dentro. Per una bizzarra coincidenza del destino, inoltre, il documentario svela come quella notte fosse in corso una convention del partito democratico nel quale era presente anche il futuro presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. Avvisati dai servizi di quanto accaduto, i politici decisero di mantenere il riserbo per non generare allarmi fra la popolazione.

Il libro di Schlosser, dal quale è tratto il soggetto del documentario, non esita a parlare di una “illusione della sicurezza” di cui sarebbero succubi le democrazie occidentali. In un momento nel quale gran parte dell’opinione pubblica mondiale guarda all’insediamento di Donald Trump con preoccupazione questo monito, con tutto ciò che implica in termini politici, suona quanto mai azzeccato.

G.c.

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