Sopravvivere al ‘Blue Monday’: il giorno più triste dell’anno è soltanto un algoritmo

E’ ormai una ricorrenza, anche se si dubita ancora della sua affidabilità. Il terzo lunedì di gennaio, che siate al lavoro o in vacanza, in piena ascesa sociale oppure impantanati in uno stallo che rischia di trascinarvi alla deriva, non potrete blue-monday_blogsottrarvi all’influenza del “Blue Monday.”

Secondo Cliff Arnall, lo psicologo dell’Università di Cardiff che lo ha ideato, questo sarebbe infatti il giorno più triste dell’anno, e non solo a causa del meteo. Un prevedibile calo motivazionale dopo le Feste, i sensi di colpa per i soldi spesi, l’ansia generata dal bisogno di rimboccarsi le maniche per il nuovo anno: tutto questo farebbe parte di quel complicato algoritmo del quale si è servito Arnall per generare questa nuova categoria di pensiero, questo nuovo mostro dei tempi contemporanei sempre alla ricerca di qualcosa. Il “Blue Monday” promette di fra piazza pulita di tutti gli ultimi barlumi di buonumore, senza eccezioni di sorta.

Non tutto il male, ad ogni modo, vien per nuocere. Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria, suggerisce di dare una lettura differente alla ricorrenza, di fare di questo giorno un’opportunità di comprensione di sé: “E’ giusto- spiega infatti- accogliere in noi un  ‘arcobaleno’ di emozioni, incluse quelle blue o tristi, perché così potremo dare un corretto valore a tutte le altre. In tal senso, la giornata del Blue Monday potrebbe rappresentare anche un utile invito alla riflessione.”

Contromisure per uscire indenni da questa giornata cupa? Attività fisica, alimentazione sana, un abbandono a delle piccole ricompense e, perché no, anche la compagnia di qualcuno che ci voglia bene. In fondo non sono solo che ventiquattro ore.

G.c.