Stefano Cucchi, la Procura: “Fu omicidio preterintenzionale”. Chiusa l’inchiesta bis

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:38

Ad otto anni dalla morte di Stefano Cucchi, che perse la vita il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini a Roma, la Procura chiude l’inchiesta bis sulla sua morte, aperta nel novembre 2014. Il procuratore capo Giuseppe Pignatone ed il pm Giovanni Musarò chiudono l’inchiesta sui responsabili del pestaggio che avrebbe portato alla morte del giovane tossicodipendente.

cucchiIl reato contestato ai tre carabinieri che arrestarono Cucchi al Parco degli Acquedotti nella capitale, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, è il reato di omicidio preterintenzionale. Accusati di calunnia il maresciallo Roberto Mandolini, ed i carabinieri Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi. A Tedesco e Mandolini sono contestati anche il reato di falso verbale di arresto. Cambia quindi l’imputazione per i tre carabinieri, ai quali venivano contestato fino il reato di lesioni personali aggravate.

Una storia contorta, quella della morte di Cucchi: Stefano Cucchi venne pestato nella caserma Casilina la stessa notte dell’arresto. Ma nessun medico legale ha mai evidenziato il nesso causale fra le violenze subite e la sua morte avvenuta sei giorni più tardi al Pertini di Roma. L’ultima perizia eseguita ad ottobre aveva però rivelato che le fratture delle vertebre subite da Cucchi ‘ben possono aver determinato una condizione di vescica neurologica’, aprendo così la strada al nesso causale necessario per poter imputare la morte di Cucchi ai carabinieri.

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