Usa, insediamento Trump: oggi il T-day. Washington blindata. Paura contestazioni

US Presidential InaugurationE’ il giorno che l’America, ed il mondo intero, stavano aspettando. Oggi alle 17 (ora italiana), Donald Trump farà giuramento, come vuole la tradizione, sulla Bibbia di Abramo Lincoln e diventerà ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti.

Una giornata intensissima, che il mondo guarda col fiato sospeso. Tutto prenderà avvio alle 09,30 quando la famiglia Trump e quella degli Obama prenderanno assieme il thè alla Casa Bianca. Poi, attorno alle 11,30 ci si predisporrà per il giuramento, alla presenza del giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas. Subito dopo, il nuovo presidente leggerà il suo discorso. A seguire, le performance musicali di artisti più o meno noti del panorama americano. E qui parte il primo punto di dissidio. L’America “trumpiana” è un Paese diviso e lacerato, che stenta a capacitarsi di come un uomo senza alcuna esperienza politica, con un capitale enorme di interessi economici, mediatico e pagliaccesco, possa essere arrivato alla Casa Bianca.

L’America è un Paese che stenta a credere a se stesso. Nel giorno d’apertura del nuovo mandato presidenziale sono già in corso manifestazioni di protesta in lungo e in largo. Parte di quel mondo dello spettacolo che ha disertato la cerimonia d’insediamento si è ritrovato a New York, sotto l’imponente quartier generale di Trump, la Trump Tower, per gridare al mondo, e al nuovo presidente, il proprio netto rifiuto alla carica conquistata nelle scorse elezioni dal Tycoon. Robert De Niro, Michael Moore, il sindaco De Blasio, questi e tanti altri sono i personaggi pubblici che hanno deciso di esporsi contro l’insediamento di Donald Trump. Ma lui, “The Donald”, il magnate che ha sbaragliato tutti i pronostici, non si lascia mettere all’angolo e, col suo proverbiale piglio polemico, risponde via Twitter allo schieramento anti-repubblicano del mondo dello spettacolo: “Non ho bisogno delle superstar- scrive-, guardate quanto hanno fatto poco per Hillary: io voglio la gente.”

Domani, però, è già attesa la prima grande marcia di contestazione dell’era Trump, la Women’s March, che promette di essere il più grande momento di protesta mai organizzato in occasione di un insediamento presidenziale. Tensioni anche in questa stranissima giornata d’insediamento. Washington è presidiata da 28 mila agenti, che costeranno ai contribuenti americani qualcosa come 100 milioni di dollari, incaricati di assicurarsi che non si verifichino incidenti nel corso del corteo presidenziale che, partendo alle 3 del pomeriggio, seguirà Pennsylvania Avenue, la strada che unisce il Campidoglio alla Casa Bianca. Lungo questo tragitto si passerà accanto all’International Trump Hotel. E’ qui che si temono incidenti. Ad un passo da questa cartolina contemporanea ce n’è un’altra, ancora non del tutto sbiadita, che racconta di un’America che tramonta e che, con ogni probabilità, non tornerà tanto presto a pacificare il Paese: è quella della famiglia Obama che s’imbarca a bordo dell’Air Force One con destinazione sconosciuta. Un ultimo passaggio di consegne. Da oggi, l’America, sarà targata Donald Trump.

Giuseppe Caretta