Hotel Rigopiano tra delibere ed abusi edilizi: cronistoria di una tragedia

Quanto accaduto all’hotel Rigopiano ha sicuramente toccato la coscienza di molti e messo in moto, ancora una volta, la macchina della solidarietà che l’Italia, ormai lo sappiamo, è in grado di far partire allorquando tragedie come queste tocchino nel vivo il sistema sensibile del nostro complesso e contraddittorio Paese.

Eppure tragedie come queste, dove simbolicamente e materialmente viene tutto travolto da una valanga impietosa, sono spesso accompagnate da altrettanti rovesci della sorte, da carambole impazzite di dati, di nomi e di responsabilità. Uno scarica barili che rischia di trasformarsi in scherno per tutti coloro che, a Rigopiano come altrove, hanno perduto la vita o l’hanno salvata per puro miracolo. A loro, e a chi poteva esserci e non c’è stato per un soffio, bisognerebbe tributare la saggezza che deriva dall’ammissione della verità. E così salta fuori che l’hotel Rigopiano, il resort di lusso spazzato via dalla slavina il 18 gennaio scorso, nasce nel 2007 tramite una delibera firmata dal geometra Enrico Colangeli e presente nel bollettino ufficiale della Regione Abruzzo.

Era in quella delibera- come racconta anche il sito d’informazione Dagospia– che veniva raccontato di come la ditta Del Rosso srl di Pescare avesse presentato, il 20 gennaio 2007, domanda di inizio lavori per “la realizzazione di un centro benessere e strutture portanti in legno” in variazione (fra un effluvio di omissis, ndr) al “vigente strumento urbanistico.”

E’ quindi con questa deroga che viene alla luce il progetto Rigopiano, “in contrasto con il vigente Prg in quanto la zona interessata risulta agricola.” Da questa variazione significativa, gli ambientalisti locali traggono ispirazione per una serie di proteste intente a far si che il progetto venisse bloccato dal comune, ultimo “ostacolo” all’avvio definitivo dell’opera.

Il 13 marzo 2008- riporta sempre Dagospia- i vigili del fuoco di Pescara e la Asl rilasciano i nulla osta necessari per procedere, accodandosi in tal modo al via libera rilasciato dal sindaco di Farindola per la gestione di una struttura che avrebbe compreso 9 camere singole, 27 doppie, 2 triple e 4 quadruple. Un colosso, rispetto al piccolo rifugio alpino sul quale si innestava la struttura. Franco Marini, abruzzese doc, all’epoca Presidente del Senato, calò fin sul “suo” ex rifugio, dove andava a passeggiare da ragazzo, per tagliare il nastro e dare il via ad un’impresa che era costata un occhio della testa.

Il fallimento della Del Rosso nel corso del 2007 testimonia dell’entità spropositata di tale investimento. Da li in poi la gestione dell’hotel è passata di volta in volta sotto l’egida di svariate ditte che ne hanno curato l’amministrazione. Tutto senza uno straccio di assicurazione contro i rischi di disastri naturali. Tutto senza alcun tipo di carotaggio, di controllo preventivo, di studio accurato della geomorfologia del suolo e del rischio, che abbiamo scoperto essere drammaticamente concreto, che potessero accadere tragedie come quella che poco più di 10 giorni fa ha lasciato sepolti sotto la neve i corpi di 29 vittime innocenti.

Giuseppe Caretta