Torino, docente scrive alla ministra: “Basta, sono pagato per non fare nulla”

“Vado a scuola per 18 ore a settimana, timbro il cartellino, passo dai bidelli per vedere se mi hanno assegnato qualche sostituzione. Se non è così, mi siedo in sala professori e aspetto. Questa è la mia vita, da quattro mesi a questa parte. Ogni mattina alle sei, quando mi sveglio, spero di uscire da un incubo. Mi illudo che sia ancora il 13 agosto, quando dovevano uscire i risultati delle richieste di trasferimento. Poi mi alzo, guardo fuori: è buio, fa freddo. Guardo la data sul telefono. E realizzo che è vero: anche oggi andrò a scuola per non sapere cosa fare”.

Comincia così lo sfogo grottesco di Daniele Costantino, professore di filosofia in servizio presso il liceo classico di Torino “Vittorio Alfieri.” Uno sfogo amaro, surreale se si pensa che viene fatto da un docente che ha tutte le carte in regola, e la motivazione, per lavorare a pieno regime nel nostro sistema scolastico. Durante un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, il protagonista di questa vicenda ha dipinto uno scenario decisamente svilente, nel quale la sua vita si è ritrovata “incastrata” da quando ha fatto richiesta di trasferimento dal liceo scientifico di Biella, dove era in servizio, presso il capoluogo piemontese nel quale voleva “mettersi alla prova”. “Una città multietnica come Torino mi sembrava perfetta”, ha aggiunto. Poi, una volta arrivato a destinazione la rassicurazione ricevuta dal dirigente scolastico: niente attese, niente tempi morti, il suo lavoro “sarebbe stato gratificante.”

“Adesso invece- continua il docente senza nascondere la sua sfiducia- mi sento strano. A 42 anni, dopo 11 anni di servizio, tre abilitazioni e diversi master, sono qui e non sanno cosa farmi fare. E’ ingiusto verso chi fatica ogni giorno. Questo assistenzialismo è assurdo, tutto mi sembra assurdo.” E conclude: “Se posso me ne andrò, naturalmente, in una scuola dove poter dare un contributo attivo.”

Giuseppe Caretta