Napoli: ucciso Renato Di Giovanni, giovane promessa del calcio partenopeo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:59

Napoli ha molto in comune con le città sudamericane, il calore della gente, la matrice spagnola del suo dialetto, l’allegria per le piccole cose che porta agli eccessi e i giovani dei quartieri poveri che vivono in condizioni di indigenza costretti per lo più ad un bivio sin da bambini: diventare calciatori o cercare sostentamento nella malavita organizzata. La storia di Renato Di Giovanni comincia così, da piccolo sviluppa il sogno di diventare qualcuno grazie al calcio, entra nelle giovani del Napoli (massima ambizione per qualsiasi bambino del rione) e passa l’adolescenza a coltivare il suo talento e la sua ambizione.

Poi qualcosa cambia, Renato abbandona il calcio e si da alla malavita, come tutti comincia dal basso facendo lo spacciatore, un attività che gli permette di portare del contante a casa e chissà magari di usufruire della merce per annebbiare il dolore di un sogno sfumato e quello ancor più grande di una vita che non gli ha dato scelte. Il calcio rimane una passione da seguire allo stadio con lo zio Alberto Mattera, noto ultrà del Napoli, ma poco altro, come testimoniato dagli arresti per spaccio e l’obbligo di firma.

Infine questa mattina va in scena il tragico epilogo di una vita sregolata, Renato viene intercettato da un numero imprecisato di sicari all’altezza della Chiesa di San Maria di Montevergine e freddato senza possibilità di replica. Non ci sono dubbi che l’omicidio di Renato sia opera della camorra, il motivo di una simile azione, invece, resta un dubbio da sciogliere affidato alle forze dell’ordine. Raccontata così sembra la storia di un uomo adulto con almeno metà della sua vita già trascorsa, invece parliamo di un ragazzo che aveva compiuto appena 20 anni ma che Napoli aveva costretto a crescere troppo in fretta.