Fornivano armi all’Is in Libia: fermati due italiani ‘radicalizzati’ e l’AD della Società Italiana Elicotteri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:33

Fornivano armi , elicotteri, fucili d’assalto e missili terra aria a Paesi sottoposti ad embargo, come Iran, Libia. Con questa accusa il Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanzia di Venezia, dietro ordine della Dda di Napoli sta eseguendo il fermo di quattro persone che sono indiziate per ‘traffico internazionale di armi e di materiale bellico’.

I fermi sono stati eseguiti nelle provincie di Napoli, L’Aquila, Salerno e Roma. I quattro iniziati sono tre italiani ed un libico. I quattro, secondo le accuse, sono accusati di aver introdotto armi ed elicotteri in Libia fra il 2011 ed il 2015. I fermati sono due italiani convertiti all’Islam e da tempo ‘radicalizzati’: Mario Di Leva, che si fa chiamare Jafaar, e Annamaria Fontana: anche loro figlio è indagato.

Secondo l’indagine avrebbero venduti armi anche a gruppi dell’IS attivi in Libia. Una foto che è stata acquisita dall’inchiesta li ritrae in compagnia dell’ex presidente dell’Iran, Ahmadinejad. Fra gli indagati c’è anche l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Parodi. L’uomo era già coinvolto in un’inchiesta su traffico di armi e sul reclutamento di mercenari fra Somalia ed Italia. Il libico destinatario del fermo è irreperibile. Sono state eseguite anche dieci perquisizioni su dieci persone per reati riconducibili a traffico internazionale di armi.