Delitto di Vasto, la città si sveglia divisa tra giustizia e vendetta

Il giorno dopo l’omicidio avvenuto ieri in Viale Perth, Vasto si è svegliata ancora incredula e frastornata. E sopratutto divisa. Basta leggere i commenti apparsi sui vari social network o sui siti d’informazione locali: c’è chi difende il gesto e chi invece lo condanna senza appello. Nel mezzo, c’è anche chi prova ad analizzare più dettagliatamente il contesto, provando a comprendere meglio una storia terribile.

Fabio Di Lello, 35 anni, è molto noto in città per l’attività della famiglia (un panificio, ndr) e per il suo passato da calciatore in diverse squadre locali, tra cui la stessa Pro Vasto in Serie D. Così come era molto nota e amata Roberta Smargiassi, sua moglie, investita e uccisa lo scorso Luglio dall’auto guidata da Italo D’Elisa. Ieri Di Lello ha avuto la sua vendetta: con quattro colpi di pistola ha infatti assassinato D’Elisa all’esterno di un bar. Poi si è recato al cimitero e ha depositato l’arma sulla tomba della moglie.

Sui social impazzano i commenti, tra i tantissimi “Ha fatto bene”, “Giustizia è fatta”, “Questo succede in Italia, devi farti giustizia da solo”, e chi invece condanna il gesto dell’ex calciatore, reo di aver completato l’opera di distruzione della sua vita e della famiglia di D’Elisa.

“Non mi parlate della rete, sono assolutamente contrario a tutte queste forme di comunicazione – ha detto il procuratore capo della Repubblica presso il tribunale di Vasto, Giampiero Di Florio – Vedo una gioventù malsana che non parla più affidandosi a commenti spregiudicati. Sono forme di violenza anche queste”.