L’Archivio Diaristico Nazionale: l’alta cultura della memoria

Quella di Pieve Santo Stefano è una fra le poche istituzioni del settore al mondo cui poter riconoscere senza alcun dubbio lo status di “archivio”. L’ “originarietà” e la “naturalità” della sua raccolta sono indiscutibili ed il suo nascere al di fuori del processo che porta alla formazione di un archivio “storico” scongiura, ad esempio, il rischio che comporta l’operazione di scarto.

Addentrandoci nel campo della semantica dell’archivio, quello dei diari rappresenta a pieno l’ “[…] a priori di una storia che è data perché è quella delle cose effettivamente dette […]” di foucaultiana memoria. E, sempre nello spirito del pensiero del filosofo francese, ciascuno di noi fruitori del patrimonio documentale potrebbe intuirne il ruolo di custode di “verità che potrebbero non venire mai dette”.

Discorsi ed enunciati palesano ai nostri occhi una realtà soggettiva; una verità, una serie di verità, che rappresentano una percentuale infinitesimale del percorso di conoscenza temporale. Non possiamo neanche immaginare cosa si celi nell’ultramondano dei processi formativi della storia.

Abbandoniamo questa speculazione meramente filosofica e proviamo a parafrasare il pensiero di Foucault: l’Archivio dei diari è la casa di verità che avrebbero potuto essere mai scoperte e la sua conoscenza lascia nella memoria un senso di pienezza ed appartenenza al mondo delle apparenze attraverso le quali può iniziare, secondo la Metafisica di Aristotele, un processo conoscitivo che porta alla verità.
Luogo della memoria, l’Archivio di Pieve è preziosa fonte di saperi e l’archivista assume in sé le caratteristiche di “leader that makes us think”.

Chi scrive ha avuto il piacere di iniziare alla frequentazione dell’Archivio dei diari persone che avevano affidato alla pagina scritta, più o meno mirabilmente, i propri ricordi e le proprie emozioni. Ha loro evitato, in qualche maniera, il rischio di diventare legionari dell’imbecillità, per dirla con Umberto Eco, e il rischio di cadere nelle mani di editori senza scrupoli che antepongono il guadagno all’attenzione verso chi cerca, attraverso la scrittura, il completamento del proprio percorso di vita.

L’Archivio diaristico è una ricchezza nazionale; un luogo di intrecci e scambi di memorie che ci fa pensare. E riflettere: “La Tradizione è la luce e la regola”.

FD