Strage di Acqualonga, il bus che finì nella scarpata uccidendo 40 persone aveva i freni bloccati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:01

Fu un blocco ai freni a causare il guasto meccanico che compromise irrimediabilmente il bus, che il 28 luglio del 2013 precipitò dal viadotto Acqualonga facendo 40 morti. Quel giorno il bus, che portava 48 persone, precipitò dal viadotto lungo ad Avellino, lungo la l’autostrada A16 Napoli-Canosa tra lBaiano e Monteforte Irpino. Delle 48 persone a bordo, dopo un volo di circa 30 metri, ben 40 morirono, a che bambini e l’autista. Si trattò di una delle più grandi stragi sulle strade italiane delle quali si abbia memoria.

Oggi il Tribunale di Avellino ha confermato che a causare quella strage furono i freni andati in tilt: lo ha sostenuto l’ingegnere incaricato dalla Procura di redigere la perizia meccanica sulle cause dell’incidente, Alessandro Lima.
Nella perizia, Lima ha scritto che “il bus, qualche chilometro prima del viadotto, subì la rottura del giunto cardanico e la conseguente perdita dell’albero di trasmissione, che a sua volta determinò il blocco dell’impianto frenante”.

Sempre secondo Lima, però, il guasto non sarebbe direttamente collegabile allo stato del mezzo, che comunque, come ha sottolineato il perito, era molto vecchio avendo già percorso almeno 800mila chilometri. Il bus aveva superato una revisione sostenuta il mese di marzo prima del drammatico incidente. La barriera protettiva del viadotto, inoltre, cedette perché i bulloni erano vistosamente usurati. Una serie di circostanze che causò una tragedia.
La prossima udienza è prevista per il 17 febbraio.

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