5 Febbraio 2017: si festeggia Sant’Agata vergine e martire

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:34

Il 5 Febbraio la Chiesa Cattolica celebra la memoria liturgica di Sant’Agata vergine e martire.

Nata l’8 settembre 229 o 235, secondo alcuni Agata apparteneva a una nobile famiglia cristiana di origini palermitane; secondo la ‘Passio Sanctae Agathae’ invece, risalente alla seconda metà del V secolo, la famiglia di Agata era invece di origini catanesi: il padre Rao e la madre Apolla erano proprietari di case e terreni coltivati.

Visse durante il proconsolato di Quinziano – il quale aveva messo in atto una feroce persecuzione contro i cristiani -, e a 15 anni si consacrò a Dio facendo voto di castità e ricevendo dal vescovo di Catania il  flammeum, il velo rosso che si impone alle vergini consacrate.

Nel mosaico di Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, Agata è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e con la stola a tracolla, il che lascia immaginare che fosse diventata diaconessa.

Il pretore di Sicilia la chiese in moglie, ma ella rifiutò di diventare la sua sposa e questi la fece arrestare, imbastendo un processo a suo carico.

Agata fuggì, secondo varie tradizioni popolari, a Palermo, o forse a Malta, ma fu sempre riacciuffata.

Nel tentativo di sottometterla il proconsole la fece persino consegnare a una cortigiana di nome Afrodisia la quale, insieme alle figlie, tentò invano di condurla verso una vita peccaminosa.

A nulla giovarono contro la giovane vergine le arti di quella spudorata megera, tanto che dopo un mese fu costretta ad abbandonare la scellerata impresa.

Richiamata in tribunale, Agata fu dapprima schiaffeggiata poi rinchiusa in carcere. Un anno dopo le furono strappati i seni con le tenaglie, ma l’Apostolo San Pietro le apparve in una visione e la guarì completamente.

Senonché l’orrendo giudice la condannò alla graticola, ma proprio nel momento in cui la vittima veniva rigirata sui carboni ardenti un terribile terremoto scosse la città. La popolazione ravvisò in questo fenomeno il castigo divino per i supplizi inflitti alla giovane martire e a frotte gli abitanti di Catania si recarono tumultuosi verso la casa del pretore.

La notte seguente, il 5 Febbraio 251, Agata morì nella sua cella.

Nel 1040 le reliquie della santa furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace che le portò a Costantinopoli ma, nel 1126, due soldati dell’esercito bizantino, Gisliberto e Goselmo (uno di origine francese e l’altro calabrese), rubarono i resti della martire per restituirli al Vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aci, l’odierna Aci Castello.

Il 17 agosto 1126, i resti (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni, braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo), rientrarono nel duomo di Catania.

Venerata come santa anche dalla Chiesa Ortodossa, Agata è patrona di Catania, della Repubblica di San Marino e di Malta; è la protettrice delle donne affette da patologie al seno, dei fonditori di campane e dei vigili del fuoco.

MDM

 

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