Il ‘proibizionismo’ che funziona. Così l’Islanda ha sconfitto (davvero) la dipendenza nei suoi giovani

In Europa abbiamo un problema. Grosso. Si chiamano alcol, droga e sigarette. Un problema che riguarda ampi strati della popolazione, ma che colpisce soprattutto i giovani. E da decenni la politica si tormenta su quale sia il metodo migliore per contrastare le attività antisalutari negli adolescenti. In Islanda ci sono riusciti: con un metodo che però sembra non piacere al resto dell’Europa. Ma che funziona, dati alla mano.

I dati? Gli adolescenti che bevono e si ubriacano sono passati dal 48% del 1995 al 5% del 2016. Quelli islandesi, oggi, sono gli adolescenti più puliti d’Europa.
La ricetta? Il mix giusto di divieto, proibizionismo, coprifuoco e stimolo a passare ‘tempo di qualità’ in casa per i ragazzi, piuttosto che fuori. Tutto partì da una tesi di dottorato di Harvey Milkman, un professore di psicologia statunitense che oggi insegna a Reykjavik e che si chiede come fosse possibile fermare l’abuso di droghe. Egli sottoposte tutti i giovani fra i 15 e 16 anni ad un questionario scolastico, nel 1995 e nel 1997, dove si chiedevano informazioni sulle loro abitudini.

Si scoprì che i ragazzi che facevano sport e passavano tempo coi genitori erano i meno inclini a fumare, bere e usare droghe.
Il governo islandese, sulla base dei dati del sondaggio e degli studi di Milkman, avviò un programma che prese il nome di Youth in Iceland, e coinvolse giovani e famiglie. Molti lo definirono una ‘rivoluzione culturale’.

Base della rivoluzione: passare molto tempo di qualità a casa con la famiglia. Via le pubblicità di bevande alcoliche, delle sigarette, divieto di acquisto di sigarette per minorenni e di alcol per chi aveva meno di 20 anni. Venne imposto il coprifuoco alle 10 di sera in inverno e alle 24 in estate per chi avesse fra i 13 ed i 16 anni. Vennero introdotte attività sportive ed artistiche nelle scuole per tutti, anche per i meno abbienti.
Fra il 1997 ed il 2012 il numero di sportivi in Islanda è raddoppiato. Crollò il numero di ragazzi che usavano droghe ed alcol. Il coraggioso esperimento islandese ha funzionato. Noi che aspettiamo?