New York: dopo 38 anni condannato il presunto colpevole della morte di Etan

Ci sono voluti quasi quarant’anni per trovare e condannare il colpevole della sparizione e presumibilmente della morte del piccolo Etan, bimbo di 6 anni scomparso a New York il 26 maggio del 1979 il cui corpo è tutt’ora disperso. Quel tragico giorno il bambino si stava recando alla fermata dell’autobus che lo avrebbe condotto a scuola, ma dopo essere uscito di casa nessuno lo ha più visto. Oggi, dopo 38 anni di indagini ed un processo nullo, la giuria ha decretato Pedro Hernandez colpevole del rapimento e dell’omicidio del bambino.

La polizia ha indagato a lungo prima di arrivare a sospettare di Hernandez, arrestato dopo una soffiata anonima solo nel 2012, il quale dopo un lungo interrogatorio ha confessato il suo truce omicidio: all’epoca della sparizione di Etan l’uomo aveva diciotto anni, secondo la sua testimonianza, quando lo vide che si incamminava verso la fermata e con una scusa lo ha attirato dentro il suo locale, una volta dentro lo ha soffocato ed ha fatto il suo corpo a pezzi prima di gettarlo nella spazzatura.

La confessione dell’uomo è stata sufficiente per aprire il processo ai suoi danni, ma a causa delle sue condizioni psichiche, Hernandez soffre di schizofrenia, la giuria non è riuscita ad arrivare ad un verdetto unanime e nel 2015 il processo è stato annullato. Il secondo processo è cominciato qualche mese dopo e, nonostante la difesa dell’uomo abbia puntato nuovamente sull’infermità mentale dell’assistito (considerato incapace di comprendere cos’è reale), questa volta la giuria ha ritenuto la confessione dell’uomo credibile ed ha decretato per la sua incarcerazione.

Al termine del processo il padre di Etan si è detto soddisfatto del verdetto ritenendo l’incriminazione di Hernandez un atto di giustizia, ciò non toglie che ancora oggi la colpevolezza di un uomo si basa solo sulle affermazioni di un uomo con problemi mentali e che il corpo della presunta vittima non sia stato trovato.