Oggi Kurt Cobain, uomo simbolo dei Nirvana, avrebbe compiuto 50 anni

L’8 aprile del 1994 un elettricista entrava nella casa sul lago Washington (Seattle) di Kurt Cobain, storico front man dei Nirvana e simbolo di una generazione che viveva in uno stato confusionale e depressivo, trovandolo disteso per terra con il volto sfigurato da un colpo di fucile.

La morte di Kurt ha rappresentato la fine di un genere, il grunge, che dopo la sua scomparsa è risuonato attraverso gli emuli dei Nirvana privo della sua carica emotiva e dello spirito di denuncia di cui si faceva portatore. In molti hanno pensato che dietro il suicidio del cantante americano di fosse un complotto, ma la verità è che la fama ed il denaro avevano solamente acuito il senso di inutilità che Cobain esprimeva spesso nelle sue canzoni.

Quando aveva cominciato a fare musica, le note e le parole riempivano il proprio vuoto esistenziale, ma il successo di quei testi così profondi e personali, il sentirsi parte e portavoce di una generazione che in lui e nelle sue problematiche si rispecchiava invece di farlo stare bene, gli aveva tolto anche l’unica consolazione che aveva avuto durante tutta l’adolescenza.

Non era una novità infatti che durante gli anni in cui i Nirvana si erano imposti a livello globale, Kurt si fosse rifugiato nella droga come unica fonte di sollievo, ne una scoperta che nella sua lettera d’addio ci fosse scritto tutto il suo disagio: “Io da troppi anni ormai non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla, nel leggere, e nello scrivere. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury: a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così”.

Se non fosse stato per quella insanabile sensazione di vuoto, oggi, il cantante dei Nirvana avrebbe compiuto 50 anni e probabilmente parleremo dei Nirvana come una delle più grandi band del mondo, ma è anche vero che è proprio il malessere che provava ad avergli permesso di entrare in sintonia e simbiosi con una generazione e che oggi ce lo fa ricordare con rammarico, vogliosi di scoprire cosa il suo immenso talento ci avrebbe regalato in altre 23 anni di carriera.