Roberto Pannella, il ragazzo che uscì dal coma dopo l’incidente e lotta contro la ‘facile eutanasia’

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:40

Roberto Panella non avrebbe dovuto più rialzarsi, la compromissione delle attività cerebrali erano troppo nette. Non sarebbe più stato lo stesso dopo quell’incidente avvenuto nel luglio 2007, quando un’auto lo aveva investito a Frascati, paesino vicino alla Capitale, mentre lui era alla guida del suo scooter. Roberto era stato portato in ospedale, al san Giovanni, in tutta urgenza: aveva delle forti emorragie cerebrali.

I dottori mi hanno detto che non c’era alcuna speranza che Roberto uscisse vivo dalla terapia intensiva, troppi i danni e le complicazioni” racconta la madre di Roberto, Manila. Il giovane rimane in coma per tre mesi. I referti medici lo danno per spacciato dal punto di vista cerebrale.
Mai una parola di speranza, fui persino sgridata da un’infermiera che mi disse che era inutile far ascoltare la musica a mio figlio perché era già morto” ha detto Manola.

La mamma però non vuole mollare. Il cuore di suo figlio continua a battere e lei non perde la speranza. Ed infatti a dispetto delle previsioni dei medici, il ragazzo riapre gli occhi. E sorride. I medici dicevano: “Difficilmente il ragazzo potrà tornare a parlare e a camminare” sostenevano che Roberto sarebbe rimasto un vegetale. Un anno dopo, Roberto parla e cammina, e rilascia interviste su chi gli chiede che ne pensi dell’eutanasia. Ci sono voluti anni di esercizi, logopedia, riabilitazione, intervento alla calotta cranica, e ha ancora un’emiparesi alla mano destra ma non diresti mai che ha avuto un simile incidente.

“Ci sono cose che la scienza non può ancora prevedere, ed una di queste è proprio il mio risveglio” ha detto Roberto.
Eutanasia è la scappatoia più veloce per una società di persone sole. Ognuno è libero di fare quello che vuole; tuttavia, dobbiamo considerare che la vita non ce la siamo data da soli, ma è un dono che ci è stato concesso da altre due persone. La società che scappa dal dolore, fa solo aumentare la sofferenza, perché si gira dall’altra parte, toglie dalla sua vita quello che le dà più fastidio, il malato, il più debole”. E ancora: “per la politica e le amministrazioni è più semplice staccare un sondino che alimenta un malato piuttosto che dare speranza e sostegno. Se i malati gravi li togli di mezzo sai che risparmio! Ma la vita non è lineare, non può andare tutto bene, non abbiamo la gomma da cancellare e quello che succede resta indelebile”.

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