Danimarca: le ditte non riescono a trovare dipendenti a causa della mancanza di disoccupazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:40

Riuscite ad immaginare un paese che invece di lottare con la crisi, la mancanza d’impiego e la povertà dilagante, si preoccupa di non avere più dipendenti da assumere per le proprie aziende e mantenere fede ai contratti di lavoro assegnatili? Sembrerebbe un paradosso, sopratutto perché non si fa altro che parlare di crisi globale, eppure è questa la realtà emersa in un articolo del ‘New York Times‘ riguardante l’economia danese.

Chiarito che non si tratta di un racconto fantastico cerchiamo di chiarire la questione, il quotidiano americano ha intervistato Peter Enevoldesen, proprietario dell’industria meccanica Sjorring Maskinfabrik, questo ha spiegato che lo scorso mese è riuscito ad ottenere una commissione da mezzo milione di dollari, una cifra enorme che non poteva essere rifiutata, ben presto, però, si è accorto che i lavoratori della sua azienda erano troppo pochi per poter rispettare le date di consegna ed ha aggiunto che il problema più grave è che anche volendo assumere altri dipendenti in Danimarca non è così semplice trovarli.

Non è una novità che il paese scandinavo sia uno di quelli con il tasso di disoccupazione più basso d’Europa (4,3%), ma se questo può sembrare un modello di funzionamento esemplare, comporta anche i suoi svantaggi, le ditte infatti sono costrette a rallentare la produzione, quando non sono addirittura obbligate a rifiutare dei contratti di lavoro. Per ovviare a questo problema le ditte danesi hanno approntato una campagna pubblicitaria per invogliare gli stranieri ad andare a lavorare in Danimarca, anche perché, spiega Endevoldesen al ‘New York Times’, se la carenza di forza lavoro dovesse continuare la crescita dell’azienda ma anche quella del paese subirebbe un duro arresto.