Minerale recuperato da un relitto greco naufragato da 2600 anni, la prova dell’esistenza di Atlantide?

Un team di archeologi italiani ha rinvenuto nelle acque a largo di Gela i resti di quelli che potrebbero essere dei materiali appartenenti alla mitologica civiltà di Atlantide. A bordo di un’imbarcazione affondata a largo della costa siciliana circa 2.600 anni fa, infatti, sono state ritrovate ingenti quantità di un minerale, l’Oricalco, che secondo la tradizione letteraria dell’Antica Grecia (persino Platone ha fatto riferimento al prezioso minerale) veniva estratto solamente nell’isola di Atlantide.

Nell’imbarcazione sono stati ritrovati ben 39 lingotti di oricalco (la quantità più ingente mai trovata) due elmetti in stile corinzio. Secondo il team di archeologi guidati dal Dottor Tusa si tratterebbe in un imbarcazione destinata alla città di Gela che trasportava il prezioso minerale affinché gli artigiani della colonia (nota per la fiorente attività manifatturiera) ne facessero delle statuette o degli oggetti sacri. Un’altra ipotesi avanzata direttamente dal Dottor Tusa è che si trattasse di un offerta votiva a Poseidone e che gli elmetti appartenessero a delle guardie.

La scoperta ha un valore storico eccezionale perché potrebbe essere una dimostrazione tangibile che Atlantide esistesse realmente, secondo i racconti di Platone il materiale ritrovato era estratto dalle miniere dell’isola greca ed era il materiale di cui era ricoperto il tempio dedicato al Dio dei mari. L’oricalco è stato scoperto per la prima volta nel 2015, in quella occasione gli scienziati sono riusciti a risalire alla sua composizione grazie a degli esami effettuati con i raggi x: si tratta di un materiale simil ottone che si è creato grazie alla reazione dello zinco con il carbone ed il rame.