Kenya: i bracconieri uccidono uno dei più vecchi e grandi elefanti africani

I cacciatori di frodo sono un male inestinguibile nell’economia delle specie che popolano i territori incontaminati dell’Africa sub sahariana. Ieri l’associazione a tutela degli animali che opera in Kenya, il Kenyan Wildlife Service, ha informato le autorità ed i quotidiani internazionali che, a loro avviso, uno degli ultimi esemplari di elefante gigante, il più grande e più anziano presente nella riserva di Tzavo, è stato ucciso con una freccia avvelenata da due bracconieri (non è ancora stato dimostrato).

Sebbene non ci siano ancora prove certe di come sia stato ucciso il grosso mammifero, non ci sono dubbi che si sia trattato dell’opera di due bracconieri: Richard Moller ha spiegato ai media che poco dopo l’uccisione, una pattuglia del Kenyan Wildlife Service è arrivata sul luogo impedendo ai cacciatori di trarre profitto dall’uccisione dell’animale e che il successivo controllo aereo di routine ha permesso al servizio di sicurezza di individuare due uomini che si allontanavano di fretta dalla zona dell’uccisione che si suppone siano coinvolti.

La certezza dell’associazione che i motivi che hanno portato alla morte di Satao II, siano correlati al commercio di avorio al mercato nero è data dai dati statistici: ogni anno 30.000 esemplari di elefante vengono uccisi e privati delle loro zanne, un massacro che porterà all’estinzione di questi meravigliosi animali passati dai 415.000 di dieci anni fa agli appena 110.000 attuali.

Moller spiega, inoltre, che la razza di elefanti a cui apparteneva Satao II rischia di scomparire del tutto entro pochi anni, sembra, infatti, che dopo la sua uccisione ne siano rimasti appena 25 in tutto il mondo.