Si finge Justin Bieber: 42enne adescava e stuprava i minori, arrestato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:23

Dovrà rispondere del duplice reato di stupro e detenzione di materiale pedopornografico un uomo di 42 anni, finito in manette nello stato australiano del Queensland per aver adescato centinaia di minori allo scopo di abusare di loro. Il tutto con un escamotage a dir poco assurdo: fingere di essere la star internazionale Justin Bieber. Tutto avrebbe avuto inizio nel 2007 quando l’uomo, docente universitario di diritto, utilizzando Facebook e Skype avrebbe cominciato a spacciarsi per la popstar canadese comunicando online con le sue vittime ed inviando loro foto esplicite delle sue parti intime, per poi chiedere loro, una volta convinti che si trattasse proprio di Justin Bieber, di fare lo stesso. Nel suo computer la polizia ha rinvenuto centinaia di immagini e video di carattere pedopornografico ma il pedofilo non si limitava a questo: a suo carico vi sarebbero infatti reati di violenza sessuale sui bambini.

La polizia dello stato ha dichiarato: “I detective hanno indagato su un uomo che si fingeva Justin online per sollecitare foto esplicite di bambini. Nell’ambito dell’inchiesta, un 42enne è stato incriminato inizialmente cone le accuse di possesso di materiale pedopornografico e adescamento di persone sotto i 16 anni utilizzando un servizio di comunicazione”. A conti fatti sono ben 931 i capi di imputazione a suo carico tra i quali stupro, produzione di materiale pedopornografico, sfuttamento della prostituzione su un sedicenne, trattamento indecente di minori, oltre all’utilizzo di un mezzo di comunicazione per la diffusione del materiale pedopornografico.

Una quantità di reati che l’ispettore Jon Rouse ha definito “orrenda” invitando i Beliebers, ma più in generale tutto il mondo dei fan, ad utilizzare con molta prudenza smartphone e mezzi di comunicazione online. “Questa inchiesta – ha dichiarato alla stampa – dimostra sia la vulnerabilità dei bambini che usano i social media e le applicazioni di comunicazione sia la portata globale e le capacità dei pedofili nel sedurre e adescare le vittime. Il fatto che tanti bambini potessero credere che stavano comunicando con questa particolare celebrity sottolinea la necessità di un serio ripensamento sul modo in cui la nostra società educa i nostri bambini alla sicurezza online”.

Daniele Orlandi