La toccante lettera del padre di Carolina alla Boldrini: “Perché non volete fare passare la legge contro il cyber bullismo?”

Quando Carolina ancora quattordicenne decise di porre fine alla sua vita perché non riusciva più a sopportare gli sfotto della rete, in Italia c’era poca consapevolezza  di come i social sarebbero potuti diventare uno strumento di derisione ed umiliazione per gli adolescenti e tutti rimasero indignati dalla malvagità di quei ragazzi, così poco empatici ed attenti alle sofferenze altrui. Oggi, dopo l’ennesima notizia di un arresto per molestie perpetrate ai danni di un soggetto debole da parte di un gruppo di adolescenti quasi non ci si fa caso, a meno che non si è il padre di una delle vittime del bullismo.

Così, quando Paolo Picchio, il padre che nel 2013 si è dovuto separare da Carolina, ha sentito della vergognosa storia di Vigevano (la baby gang che tormentava e picchiava ragazze e ragazzi) non è riuscito più a frenare la sua indignazione per un governo che da quattro anni lascia in stand by la legge contro il cyber bullismo ed ha scritto una lettera aperta indirizzata al Presidente della Camera Laura Boldrini dove chiede spiegazioni sui continui ritardi per la definitiva approvazione della legge.

In uno dei passaggi più toccanti della lettera il signor Picchio scrive: “Mi appello a lei, Presidente Boldrini: noi adulti stiamo dimenticando il nostro futuro, ovvero i nostri figli. In gioco c’è molto di più di un padre che trova la forza di scriverle affinché la memoria di sua figlia non sia tradita dalle Istituzioni”. L’uomo ricorda come l’eredità spirituale di sua figlia sia stata portata avanti da Elena Fichera, professoressa di musica che ha intrapreso la carriera politica e che come primo atto da Senatrice, spinta dalle motivazioni lasciate da Caterina prima di suicidarsi: “Le parole fanno più male delle botte“, aveva proposto un disegno di legge contro gli atti di cyber bullismo, lo stesso che da quattro anni attende di diventare legge.

I motivi dei continui ritardi non si spiegano razionalmente, sopratutto a fronte di una quotidianità che mostra il continuo aumento dei soprusi tra i giovani, anche perché sembrava che lo scorso 31 gennaio si fosse finalmente giunti alla fase finale dopo l’approvazione del disegno al Senato ma poi c’è stato un ulteriore blocco. Dunque è lecito che Picchio si chieda: “Perché Montecitorio non vuole che passi questa legge?”.