Torturava migranti in Libia: sbarcato a Lampedusa rischia il linciaggio dalle sue vittime

Scariche elettriche sulla lingua, ustioni procurate per mezzo di acqua bollente, pestaggi brutali, stupri di gruppo. Tutto ciò compiuto mentre le vittime venivano messe in collegamento telefonico con i propri cari al fine di convincerli a mandare altri soldi ai trafficanti di uomini.

Uno scenario agghiacciante, inverosimile, che ha obbligato gli agenti della squadra mobile di Agrigento ad agire immediatamente per assicurare alla giustizia uno degli autori di queste violenze efferate, forse il più spietato fra di essi. Si tratta di un uomo di 23 anni, indicato dagli stessi migranti come “Fanti”, il più cattivo dei loro aguzzini. Era lui che picchiava più forte, lui che si incaricava di telefonare alle famiglie dei malcapitati e che si accaniva nell’infliggere torture di ogni sorta. Appena arrivati a Lampedusa, molti di coloro che avevano subito le sue vessazioni l’hanno riconosciuto e malmenato, tanto che gli agenti si sono dovuti fare largo a braccia per salvarlo da un vero e proprio linciaggio. Adesso, su di lui, pendono accuse pesantissime che vanno dal sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’associazione a delinquere finalizzata alla tratta, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sino ad arrivare all’accusa di omicidio.

La tante testimoniante raccolte dalla Procura di Palermo dipingono un campionario dell’orrore agghiacciante. “Ogni volta che dovevo telefonare a casa- racconta una delle vittime-, lui mi legava e mi faceva sdraiare per terra con i piedi in sospensione e cosi, immobilizzato, mi colpiva ripetutamente e violentemente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in special modo nelle piante dei piedi tanto da rendermi poi impossibile camminare”.

E ancora: ““Spesso collegava degli elettrodi alla mia lingua per farmi scaricare addosso la corrente elettrica” o “Porto ancora addosso i segni delle violenze fisiche subite, in particolare delle ustioni dovute a dell’acqua bollente che mi veniva versata addosso”.

Un giovane migrante di nome Vadro, di appena 21 anni, prosegue la descrizione così: “Ricordo le torture subite da tutti i miei carcerieri e, in maniera particolare, quelle che mi furono inflitte dal ghanese ‘Fanti’ che era quello che, in maniera spregiudicata e imperterrita, picchiava più degli altri carcerieri. Inoltre- prosegue- ho visto trattamenti anche peggiori, come le torture esplicitate mediante utilizzo di cavi alimentati con la corrente elettrica. Tale trattamento, però, veniva riservati ai migranti ritenuti ribelli”.