Rai: il governo apre agli stipendi superiori ai 240 mila euro annui

I vertici della Rai nell’ultimo consiglio di amministrazione dello scorso febbraio hanno deciso di limitare i compensi dei presentatori e dei giornalisti di prima fascia ad un tetto massimo di 240.000 euro annui. La decisione del consiglio d’amministrazione si basa su una legge approvata dal governo Renzi ad ottobre del 2016 che obbliga tutte le aziende di stato, e quindi quelle aziende che non hanno partecipazioni private e che non sono quotate in borsa, a corrispondere uno stipendio annuo inferiore a quello delle massime cariche della magistratura (in Italia, il Primo Presidente della Corte di Cassazione).

In realtà questa norma sarebbe in vigore dal 2007, ma nella legge di quell’anno c’era una deroga per tutti quelli che offrono una: “Prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza“. Forti di questo precedente i legali di Bruno Vespa si sono appigliati alla legge del 2007 nella speranza di far riconoscere al proprio assistito un compenso che superi quello massimo stabilito dal consiglio d’amministrazione che entrerà in vigore dal 1 aprile 2017, ovvero dall’inizio dell’anno fiscale. Il tentativo dei legali del famoso giornalista, però, potrebbe essere vano, infatti in sede giuridica una legge, anche se non abrogata, viene superata da una successiva che si riferisce alla medesima materia (è questo il caso della legge del 2016).

Spetta dunque al governo, questa per altro sembra la direzione intrapresa, risolvere la questione in favore degli artisti di punta della Rai per permettere alla televisione di stato di continuare a competere con una concorrenza che negli ultimi anni è diventata spietata (dal 2007 ad ora oltre a Mediaset si sono aggiunte anche La7 e Sky). L’appiglio trovato dal governo risiederebbe in una vecchia finanziaria del 2008, chiamata comunemente norma (o manovra) salva tutti, questa vecchia legge permetterebbe di aggirare gli ostacoli e permettere alla Rai di sforare il tetto massimo fissato lo scorso febbraio.