Salento, No Tap: ancora proteste. Sindaci: “Militarizzato territorio, situazione kafkiana”

Continua senza sosta l’opera di espianto degli ulivi nelle campagne del Salento. Dopo la difficile giornata di ieri, con tafferugli e feriti, sin dalle prime luci del giorno operai e forze dell’ordine sono tornati nel cantiere con l’intento di completare l’eradicazione degli arbusti nel più breve tempo possibile. Un avvio, quello di oggi, che ha avuto diversi attimi di tensione quando un corposo numero di manifestanti, in maniera del tutto pacifica, si è sdraiato in terra davanti al cancello d’ingresso del cantiere e si è rifiutato di abbandonare l’area predisposta per il passaggio dei mezzi pesanti. Solo l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno portato via a braccia i contestatori,  ha consentito la normale ripresa dei lavori.

Uno dopo l’altro, come vere e proprie carcasse, gli arbusti sono stati in tal modo sradicati dal suolo, issati su dei camion e trasportati via, avvolti in delle reti che sembravano dei sudari, mentre un cordone permanente di agenti in tenuta antisommossa ne supervisionava il passaggio. Per ognuno dei mezzi, guidati da operai che hanno spesso scelto di travisare il proprio volto con dei passamontagna, le urla di dissenso dei cittadini facevano da cornice ad uno scenario che inizia vagamente a ricordare quello che gli ultimi anni di cronaca ci hanno mostrato provenire dalla Val Susa. Anche in Salento, come a Venaus, i primi cittadini dei paesi limitrofi sono con i propri conterranei e, paradossalmente, contro lo Stato che rappresentano. Marco Potì, sindaco di Melendugno, il paese sotto la cui giurisdizione ricade la marina di San Foca, prescelta come luogo d’approdo del gas proveniente dall’Azerbaijan, ieri era in prima linea assieme ai suoi colleghi di Vernole (Luca De Carlo), di Calimera (Francesca De Vito), di Caprarica di Lecce (Paolo Greco), di Sternatia (Massimo Manera), di Corigliano d’Otranto (Dina Manti), di Lizzanello (Fulvio Pedone) e di Martano (Fabio Tarantino). Anche il consigliere regionale Cristian Casilli, del M5S, ieri ha dovuto fare i conti con le manganellate e gli sgomberi coatti: “Ero in prima fila con i sindaci del comprensorio per fermare gli agenti e questo atto di forza, perché il territorio questa opera non la vuole, io l’ho definito dello Stato contro lo Stato perchè i primi cittadini rappresentano le comunità locali – ha dichiarato-. Al prefetto stavamo chiedendo di posticipare gli espianti anche per ragioni di incolumità delle persone, penso alle donne e ai minorenni che ieri erano qui a manifestare pacificamente. E la stessa richiesta l’abbiamo ripetuta ieri pomeriggio nell’incontro in prefettura: a dimostrazione che c’è la forte volontà del governo a portare avanti interessi di privati su quelli che sono gli interessi dei cittadini. E’ kafkiano in uno Stato che calpesta i sindaci e i consiglieri pur di portare avanti un’opera che, anche a detta dei tecnici, è inutile perchè il fabbisogno per quel tipo di approvvigionamento è oramai calato a meno del 50 per cento. Sappiamo che ci sono ulteriori fasi, questa degli espianti è quella zero, e noi metteremo in campo tutte le iniziative per cercare di spronare il governo regionale a fare praticamente tutte quelle cose che dice di voler fare ma che in realtà tardano a essere concretizzate e questo è un atteggiamento irresponsabile”.

Intanto, il presidio permanente va riempiendosi alla spicciolata di nuovi sostenitori. Ci sono madri di famiglia e qualche anziano, giovani universitari e docenti. Spunta anche un clown, ad interporsi fra la fila di agenti e i manifestanti. Sorride e fa la boccacce verso le telecamere, verso i poliziotti, verso i propri sostenitori. Ma questa volta, il sorriso si stempera in un’amara constatazione: restano ancora quaranta ulivi, gli ultimi. Il primo passo di questo lungo progetto potrà allora dirsi concluso.

A seguire uno dei momenti di protesta della giornata:

Giuseppe Caretta