Gli aspiranti terroristi di Venezia: “Distruggiamo le chiese, diventeranno moschee”

Non avevano armi ed esplosivi i kossovari intercettati ed arrestati dalla polizia a Venezia, dopo che secondo le intercettazioni si stavano decidendo a compiere un attentato terroristico. I presunti componenti della cellula fondamentalista islamica sono finiti sotto inchiesta da parte della procura di Venezia. Nessun’arma, solo uno scacciacani trovato a casa di una persona perquisita. Tantissimo il materiale religioso islamico sequestrato: libri, documenti, video, smartphone, telefonini. L’ideologo del gruppo era Arjan Babaj, di 27 anni, e Dake Haziraj, di 25.

Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Grande estremista anche il 17enne, unico minorenne che faceva parte del gruppo; il ragazzino sembrava quello più fanatico a giudicare dalle intercettazioni. “Facendoci saltare in aria a Venezia guadagneremo il paradiso” diceva ai suoi compagni. Parlavano di un attentato per far saltare in aria il ponte di Rialto. “La miglior bevanda è il sangue dei kafiri (miscredenti, ndr)” aveva sostenuto in un’altra occasione. Mentre Babaj sosteneva: “Per i musulmani è un obbligo distruggere le chiese e trasformarle in moschee”.

L’ex datore di lavoro di Bekaj, uno del gruppo islamico, ha sostento che “Diventavano sempre più estremisti. Io stesso, durante una lite, sono stato chiamato da Haziraj “cristiano di m…”. “Nella primavera del 2014 si è avventato con un cacciavite sulla mia fidanzata che lavora nel negozio, urlandole che non lo doveva riprendere, ma lei stava solo giocherellando con il telefonino. Ho temuto che volesse ucciderla e fortunatamente mi sono intromesso. L’ho licenziato e ho denunciato la sua violenza crescente, e la società ha poi dato ragione a loro, due probabili terroristi”.