Attacco chimico in Siria: probabilmente colpito ‘arsenale di gas dei jhadisti’

In questi due giorni si fa un gran parlare nell’attribuire al regime di Bashar al Assad la responsabilità di un attacco chimico condotto contro i civili in una zona della Siria controllata ancora dai jihadisti, Iblid. Subito l’Osservatorio siriano dei diritti umani, un’organizzazione che rappresenta una sola persona e che ha sede in UK, formata fra l’altro da un ex jihadista scappato dalla Siria e nemico di Assad, ha sostenuto che il regime avrebbe perpetrato l’attacco chimico.

Non ci sono ovviamente prove della responsabilità dell’attacco del regime, questo perché non si può ragionevolmente considerare ‘fonte’ un ente che si colloca contro il regime nell’ambito della guerra in Siria e che avrebbe tutti i motivi per essere di parte. Inoltre, tutte le armi chimiche che erano in possesso del regime siriano sono state distrutte sotto Obama, e trasferite in altri Paesi, come dimostra anche questo articolo di Internazionale.

Il governo siriano non ha materialmente accesso ai gas ed alle armi chimiche. La Russia, con le sue fonti, ha piuttosto paventato l’idea che ad essere colpito possa essere stato un deposito di armi chimiche in possesso degli islamisti ribelli. Il generale maggiore russo Igor Konashenkov ha sostenuto che le attività militari russe hanno registrato un attacco delle forze aeree siriane su un deposito di munizioni dei jihadisti ribelli. Che conteneva, a questo punto, armi chimiche. Il che spiegherebbe da che parte sta il torto: perché i jihadisti anti Assad sono in possesso di armi chimiche? Cosa si vuole ottenere con una notizia di questo tipo? Probabilmente, l’intervento contro la Siria da parte degli USA.