Gli USA attaccano la Siria, l’ISIS esulta ed attacca. Ecco le possibili evoluzioni

Gli Stati Uniti d’America hanno attaccato la Siria su ordine del presidente Trump, dopo l’attacco chimico del 4 aprile attribuito ad Assad (anche se non ci sono prove, ma solo fonti di parte a sostegno di questa teoria). Sono stati lanciati 59 missili Tomahawk contro la base aerea di Shayrat, al centro del Paese. I missili sono stati scagliati da due cacciatorpediniere Usa che si trovavano nel mediterraneo orientale. Sembra che siano rimasti uccisi tre sodati e due civili.

Il timore ora è che si possa ottenere una nuova escalation militare, un nuovo Iraq, guerra infinita. Gli scenari sono diversi. Boliva e Russia hanno posto un’interrogazione all’ONU per chiarire il perché dell’attacco da parte degli USA ad uno stato sovrano.

L’attacco USA potrebbe essere stato una dimostrazione di forza, onde evitare polemiche di atteggiamenti filo-russi in politica estera. Difficilmente Trump potrebbe lanciarsi in una guerra che vede contrapposti anche la Russia e gli stati a lei fedeli. Più probabile che si tratti di una sorta di atto dovuto per evitare ripercussioni politiche internazionali. La Russia ha qualificato questo attacco come una aggressione ad uno Stato libero e sovrano ed ha richiesto chiarimenti all’ONU. Il presidente Putin “considera l’attacco americano in Siria un’aggressione contro uno Stato sovrano, in violazione del diritto internazionale e con un pretesto inventato” ha fatto sapere il Cremlino.

Contemporaneamente all’attacco statunitense, l’Isis, da anni impegnato sotto vari nomi in Siria contro il presidente Assad, ha attaccato la zona limitrofa di Homs. Una campagna statunitense in Siria non farebbe altro che rafforzare il potere jihadista nella zona.