Gas e denaro. Il vero perché della guerra in Siria, le responsabilità dell’Occidente

Quando gli Stati Uniti d’America bombardano un Paese additando l’esistenza di un ‘dittatore’ che gaserebbe i civili, e soprattutto senza riportare alcuna prova concreta, quindi di fatto bombardando uno Stato sovrano, dovrebbero scattare campanelli d’allarme. Dovremmo ricordarci di cosa è avvenuto in Libia ed in Iraq, quando l’’invasione americana venne giustificata ora per il ritrovamento di ‘armi chimiche’ (mai trovate) o di crimini contro l’umanità non meglio specificati da ‘dittatori’. Sappiamo tutti cosa è stato di quei paesi: ora sono zone destabilizzate, in mano al fondamentalismo islamico. Stati che forse non rialzeranno più la testa.

Prima del 2011 la Siria era descritta, dallo stesso ex presidente Napolitano e non solo, come il Giardino del Medio Oriente. Un Paese ad altissimo tasso di alfabetizzazione, uno dei pochi in Medio Oriente dove c’era effettiva parità fra uomini e donne (basti pensare che in diversi paesi nostri alleati, come l’Arabia Saudita, ancora oggi non c’è nessuna parità). Un Paese scolarizzato, economicamente solido, governato dalla famiglia Assad che appartiene alla fascia alawita dell’Islam, la più tollerante dell’islam. Non a caso in Siria musulmani, cristiani, ebrei vivevano assieme senza nessun problema e in completa pace. Assad venne votato da 10 milioni di cittadini su 15 milioni. Un dittatore?
Oggi sembra la Siria sia divenuta l’inferno: ma qual è la verità? La verità è che il conflitto in Siria affonda le radici in fattori economici ben più lontani.

Nel 2000 il Qatar propone un enorme gasdotto che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria, Turchia e che non viene accettato da Assad.
Assad, infatti, non ha intenzione di danneggiare con questo progetto il suo storico partner energetico e militare, la Russia. Così rifiuta. Il rifiuto non viene preso bene dalla Turchia, che vuole liberarsi dalla schiavitù energetica con la Russia, dal Qatar, che è il più grande alleato statunitense in Medio Oriente, dall’Unione Europea, che voleva liberarsi della dipendenza energetica dalla Russia e dall’influenza di Putin (il 30% del gas europeo proviene dalla Russia). Il rifiuto non viene visto bene neppure dall’Arabia Saudita, che voleva avere più influenza in stati sciiti quali Iran e Siria.

Nel 2009 Assad rifiuta il progetto ufficialmente “per proteggere gli interessi della Russia, nostro alleato da anni”. Ovviamente la Russia è contraria alla costruzione di questo gasdotto, che sarebbe una tragedia per la sua economia in medio oriente.
Da quel momento, secondo la fonte di notizie WikiLeaks, la CIA inizia a finanziare massicciamente (assieme ad Arabia Saudita, Quatar, Francia, Inghilterra e Turchia) i cosiddetti ‘gruppi di opposizione’, cioè dei gruppi di soggetti che sono contro il regime di Assad e che mirano a rovesciarlo. Nel giro di un paio d’anni in questo contesto di pura destabilizzazione si inserisce il fondamentalismo islamico, probabilmente fomentato dall’Arabia Saudita che mira all’instaurazione anche in Siria di un regime sunnita.

ISIS ed Al Nusra, gruppo terroristico e fondamentalista islamico, si uniscono all’opposizione siriana contro Assad, tutti uniti dall’unico obbiettivo di rovesciare il presidente, ed hanno anche il sostegno economico militare dell’Occidente, che tecnicamente vuole rovesciare Assad, praticamente aiuta (anche inconsapevolmente) i gruppi jihadisti a farlo. Il rischio ora è che la Siria, laddove Assad dovesse essere rovesciato, possa diventare l’ennesimo califfato islamico. Che verrebbe spartito da Arabia Saudita, Qatar, Turchia. E sul quale sorgerebbe il gasdotto.

Roversi Mariagrazia