La guerra in Yemen nel silenzio dei media: 16.200 morti in due anni

L’attenzione mediatica sui conflitti in corso nel mondo non è mai casuale: è sempre pilotata per dirigere l’indignazione dove più conviene. E dirigere l’indignazione sullo Yemen non conviene a nessuno. Secondo l’ONU, tra marzo 2015 e aprile 2016 fra 7.400 e 16.200 persone sono morte in Yemen. La guerra coinvolge gli yemeniti Huthi fedeli all’ex presidente Saleh, e le forze leali al governo attuale, quello di Hadi.

Le forze degli Huthi conquistano la capitale San’a nel marzo del 2015 e costringono alla fuga gli avversari, e quindi lanciano un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. Hadi si rifugia in Arabia Saudita, e qui entra in gioco proprio quest’ultimo stato, che secondo l’ONU ha causato da solo più morti civili degli scontri fra le due fazioni.
L’Arabia Saudita attacca per rovesciare gli Huthi e per ristabilire al governo Hai. Da un anno, l’Arabia Saudita con l’appoggio statunitense bombarda la popolazione yemenita, senza distinguere fra civili e non.

Anche lo Stato Islamico, che si è introdotto nella guerra per conquistare diverse porzioni dello Yemen, si schiera sostanzialmente a fianco dell’Arabia Saudita e degli USA, incitando i suoi a combattere contro i ribelli Huthi e quindi creando un fronte unico assieme ad USA ed Arabia Saudita. Ma dove sono le bombe statunitensi e saudite a cadere, il massacro dei bambini non importa per nessuno. A gennaio 2017, la guerra in Yemen ha ucciso più di 1400 bambini. Invisibili, agli occhi del mondo.

Ma forse la pagina più vergognosa della storia yemenita avviene a giugno del 2016, quando l’ONU pubblicando il rapporto annuale su bambini e conflitti armati, esclude che l’Arabia Saudita possa aver causato quelle morti con i suoi bombardamenti a tappeto.
O meglio, il nome dell’Arabia Saudita, inizialmente presente nel rapporto, sparisce nell’arco della notte fra il 6 ed il 7 giugno. Merito delle pressioni politiche saudite. Per i sauditi, questa è una ‘irreversibile vittoria morale’. Per i bambini ed i civili yemeniti, solo l’attesa della prossima bomba.