Cecenia: gay deportati e torturati in una prigione segreta

“Dalla Cecenia arrivano notizie preoccupanti di uccisioni di cittadini a causa dei loro orientamenti sessuali, chiedo alle autorità cecene di fornire al più presto notizie precise e dettagliate su ciò che sta accadendo”, esordisce in questo modo il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani all’assemblea plenaria di Strasburgo informando gli altri parlamentari della terribile condizione a cui sono sottoposti in Cecenia i presunti omosessuali.

A quanto pare da diverso tempo la polizia cecena sta effettuando dei posti di blocco e dei sequestri per punire le persone con orientamento omosessuale. A condividere le informazioni al quotidiano locale ‘Novaya Gazeta‘ sono stati alcuni prigionieri liberati solo dopo un lauto compenso (riscatto) corrisposto dai loro familiari alle autorità. I prigionieri hanno spiegato che dopo essere stati fermati per strada, sono stati condotti in una prigione segreta, dove i carcerieri hanno cominciato a torturarli per scoprire i nomi di altre persone “Colpevoli” di essere omosessuali.

Se quanto condiviso risultasse vero dopo le dovute indagini, ci sarebbe gli estremi per istituire un caso contro Mosca alla corte europea dei diritti umani. In attesa che il governo russo indaghi sulle torture, la comunità LGBT russa ha istituito diversi numeri verdi per tutti coloro che volessero denunciare i torti subiti, inoltre la direttrice del Human Rights Watch, Tanya Loskhina, ha denunciato apertamente il governo di Mosca di fingere di non vedere ciò che capita.

Sebbene in Cecenia sostengano che le recenti rivelazioni sarebbero delle strumentalizzazioni atte a mettere in cattiva luce il paese sovietico, le dichiarazioni del portavoce del presidente ceceno, Roman Kaydirov, fanno pensare che la situazione sia ben diversa: questo infatti ha affermato che non esistono omosessuali in Cecenia e qualora esistessero non ci sarebbe bisogno di sequestri, dato che gli stessi parenti li manderebbero in luoghi da cui non farebbero più ritorno.