Proteste a Damasco e negli Stati Uniti contro Trump: “Giù le mani dalla Siria”

Sono giorni di proteste negli USA ed anche a Damasco, in Siria, dopo che Donald Trump ha deciso di bombardare la base aera di Sharyat in spregio al diritto internazionale e senza che vi fosse alcuna prova che l’attacco chimico presunto fosse da attribuire al regime. Numerosi studenti siriani hanno protestato fuori dagli uffici dell’ONU nella capitale Damasco, inneggiando slogan contro l’America. “Non accadrà di nuovo quello che è accaduto in Iraq” c’era scritto sui cartelli degli studenti.

Nel 2003 gli USA hanno invaso l’Iraq asserendo che Saddam avesse armi di distruzione di massa. Troppo tardi si è scoperto che non era vero”. Gli studenti universitari hanno denunciato “l’ingiusta aggressione americana contro la Siria” e che l’ONU “è stata creata per servire gli Stati Uniti, non per proteggere le persone più in pericolo”. Il riferimento è al fatto che gli USA abbiano bombardato la Siria non solo senza prove, ma anche senza chiedere l’autorizzazione all’ONU in spregio al diritto internazionale.

Proteste di massa sono avvenute anche a New York, a Washington, a Jacksonville, a Los Angeles, Dallas, Chicago, San Francisco e Boston. Ovunque, le persone hanno portato striscioni contro la guerra. Si tratta soprattutto di supporter di Trump, che lo avevano votato anche per la linea non interventista in politica estera, che riconosceva Assad come baluardo contro le forze islamiste dell’Isis e di Al Nusra e che sono rimasti molto delusi dall’intervento.