Campi di concentramento per gay in Cecenia: quello che sappiamo sulla vicenda (e sulla Cecenia)

In questi giorni il mondo si sta indignando per la presunta notizia di campi di concentramento, così la stampa li ha voluti definire, dove si troverebbero imprigionati omosessuali in Cecenia. Secondo le aberranti informazioni che provengono dalla Novaya Gazeta, un giornale fortemente schierato contro il governo russo di Vladimir Putin, nella regione della Cecenia, guidata dal primo ministro Ramzan Kadyrov, ci sarebbero cento uomini imprigionati dentro un campo di concentramento segreto ad Argun. Qui gli omosessuali o presunti tali verrebbero interrogati, torturati. Questo, almeno, secondo l’inchiesta dell’attivista russa Elena Milashina.

Su questa faccenda, che ovviamente se vera avrebbe un fondo di gravità sul quale è difficile chiudere occhio, è intrisa – come al solito – di opportunismo politico. Non è un caso che il giornale che ha pubblicato questa inchiesta sia fortemente opposto al governo di Putin.
Dal canto suo Alvi Karimov, il portavoce del leader della Cecenia, ha sostenuto che in Cecenia non esistono omosessuali, e quindi nessuno è stato arrestato.

Dove sta la verità? La verità è da ricercare in primis nel contesto. Posto che non abbiamo testimonianze certe ed obiettive, dobbiamo in primis riconoscere che la Repubblica cecena gode di una larghissima autonomia in tutti i campi rispetto al governo russo.
In secondo luogo, è uno stato prevalentemente musulmano, ancora molto attaccato alla tradizione islamica, dove sono presenti ancora fazioni tribali e dove il proselitismo jihadista è all’ordine del giorno in alcune zone. In relazione a questa regione, il Cremlino mantiene un atteggiamento di prudenza per evitare tensioni inutili e deleterie.
E’ in Cecenia che nel 2015 un milione di musulmani sono scesi nelle piazze per protestare con veemenza contro il giornale satirico Charlie Hebdo. 
Questo non giustifica torture e maltrattamenti nei confronti degli omosessuali, senza alcun dubbio. Ma un ragionamento sul contesto storico e religioso della regione, aiuterebbe a comprendere che anche in tanti altri stati del mondo gli omosessuali sono più o meno esplicitamente perseguitati, specie negli stati a maggioranza musulmana o teocratici. Come avviene in Arabia Saudita, dove per essere gay rischi mille frustate e la pena di morte. Ma nessuno si alza in piedi contro l’Arabia Saudita.