Outlet di Serravalle, si infuoca la protesta: “Non vogliamo lavorare a Pasqua”

Si infuoca la protesta dei dipendenti dell’outlet di Serravalle, che quest’anno ha comunicato ai dipendenti la sua intenzione di tenere aperto la domenica di Pasqua. Con una mail, la direzione sosteneva che la decisione fosse stata presa per “agevolare le famiglie alla visita del centro”. Inutile dire che è sembrata una grossa presa in giro ai dipendenti dell’outlet, che si domandano: “E le nostre famiglie?”.

Duecento negozi si preparano alla battaglia di Pasqua, chi scioperando sabato e domenica (con tanto di benestare dell’azienda alla quale fa capo il negozio) chi intende picchettare di sabato e chi invece ha intenzione di recarsi al lavoro. Anche fra i lavoratori, c’è chi non si scandalizza di dover lavorare a Pasqua. Chi ha paura di non vedersi rinnovare il contratto, e chi invece ritiene normale lavorare, purché la paga sia più alta. Poi ci sono i tantissimi lavoratori che rivendicano il diritto di trascorrere la Pasqua con la famiglia, un diritto che oggi sembra banale e non più tanto scontato.

Fino a questa decisione, a Pasqua, Natale e Capodanno il lavoro era tabù praticamente in ogni negozio italiano. Ma questo fatto rischia di creare un precedente di liberalizzazione pericoloso, specialmente per i dipendenti che temono di vedersi non rinnovare il contratto se rifiutano il lavoro a Pasqua.
“Questa è la prima mobilitazione vera e le ragioni vanno oltre Pasqua: precariato, liberalizzazione selvaggia, lo spaccato di un mondo che è la nuova frontiera” dice Fabio Favola, segretario Filcams-Cgil.