Siria, Assad ha davvero usato le armi chimiche? Qualche dubbio. Ecco perché

Ci stiamo abituando, anzi asfissiando ad un tipo di informazione che non mira a stabilire quale sia la verità, ma vuole imporci una verità da digerire a tutti i costi, anche se non è plausibile ed anche se non suffragata da prove certe.
Stiamo udendo, negli ultimi giorni, notizie terribili dalla Siria: si parla di bombe a grappolo, gas sarin sganciato sui civili e sui bambini, di napalm, e chi più ne ha più ne metta. Chi non conosce la storia siriana e il governo alawita di Assad, può credere che egli sia davvero un feroce dittatore. Ma qualche nozione a riguardo di come stanno probabilmente le cose in Siria, nel rispetto della verità, va data.

Innanzitutto la “fonte” di tutte queste informazioni contro Assad e che incolpa il regime degli attacchi chimici… non è una fonte. L’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, sul quale si appoggia tutta la stampa occidentale in maniera del tutto acritica, è formato da una sola persona, di nome Rami Abdel Rahman, fuggito in Inghilterra nel 2000. Quest’uomo da diciassette anni non mette piede in Siria. E già questo potrebbe far nascere dubbi sulla sua reale possibilità di conoscenza delle forze in campo.
Ma c’è di più: non possiamo sostenere che Rami Abdel Rahman sia imparziale. Perché egli fece parte della prima opposizione contro il Regime di Assad; egli stesso ammette candidamente di essere membro dell’opposizione siriana.
Questo non significa che quello che dice sia vero o falso: significa, semplicemente, che non è imparziale. E questo comporta che le fonti occidentali non dovrebbero prendere per oro colato quello che riporta, senza muovere dubbi alla sua versione dei fatti.

La situazione è grave, dato che il bombardamento in Siria del 7 aprile si è basato sulle uniche notizie provenienti da questo Osservatorio. In poche parole, la base aerea di Assad è stata bombardata senza prove. Sono morti militari e civili.
Tornando alla questione delle armi chimiche, è assai improbabile che Assad le possieda e le utilizzi. Il perché è sintetizzato in questi punti.

  • Le armi chimiche sono state portate via dalla Siria nel 2013, con l’accordo dell’OPAC, dell’ONU, e sotto l’egida della Nato. Le armi chimiche furono portate in diverse isole del mediterraneo e anche in isole remote dagli statunitensi, dove vennero bruciate.
  • Assad e le forze russe stanno obiettivamente vincendo la guerra. Sono poche le zone controllate dai jihadisti, e negli ultimi tempi il governo di Assad aveva preso ancora credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Usare armi chimiche avrebbe gettato (come accaduto) su di lui lo sdegno internazionale: sarebbe stato, semplicemente, controproducente per la causa.
  • Mancano le prove. Questo è il punto fondamentale: non c’è stata nessuna commissione indipendente che abbia verificato che il governo siriano abbia usato amati chimiche contro i civili. Tutto l’attacco statunitense si è basato sull’unica fonte dell’Osservatorio, che abbiamo detto è parziale.
  • Anche l’IS possiede armi chimiche. L’attacco chimico a Ghouta del 2013, secondo diversi giornalisti, venne compiuto proprio dall’opposizione con l’appoggio della Turchia.
  • Come ha sostenuto la Russia, potrebbe anche essere credibile che il regime abbia bombardato con gli aerei la zona di Ibdal, e che abbia centrato i depositi delle armi dei terroristi, dove si può trovare cloro. Difficile sostenere si tratti di Sarin, in quanto nei video si vedono i soccorritori toccare a mani nude le vittime: il sarin penetra nella pelle in qualche istante e uccide quasi sul colpo. Senza apposite tute non è possibile maneggiare le vittime e soccorrerle. L’autopsia sui corpi è stata fatta dai turchi, ma se si ritiene possibile la collusione dei turchi nell’attacco chimico a Ghouta del 2013, falsamente attribuito al governo, allora non è da ritenere credibile la versione delle autopsie.

Roversi Mariagrazia