Gesù Cristo era bello o meno? Un interessante articolo fa chiarezza

Quello circa l’aspetto fisico di Gesù Cristo è un dibattito che ha tenuto banco per lungo tempo, fra l’iconografia classica che ha raffigurato il figlio di Dio come un uomo dall’aspetto affascinante e altre correnti che attribuiscono fattezze estetiche differenti (in tal senso, c’è un intera – ed interessante – voce di Wikipedia che cerca di fare ordine tra le varie teorie).

Quest’oggi Dagospia ha rilanciato un interessante pezzo, scritto per il quotidiano cattolico Avvenire, che cerca di fare chiarezza al riguardo:

“Noi ci raffiguriamo il Gesù che la nostra natura sollecita, che il nostro amore esige. Lo ricreiamo, non certo a nostra immagine e somiglianza, ma secondo il bisogno che noi abbiamo di non vergognarci in sua presenza. Tuttavia, il Cristo è realmente vissuto sulla terra e appartiene alla storia. Dobbiamo dunque ammettere che una delle due tradizioni corrisponde a quello che fu, e che se quelli che credono in un Cristo d’ aspetto nobile e maestoso hanno ragione, gli altri si sbagliano quando lo immaginano gracile e scialbo.
A dire la verità, i due aspetti del Cristo incarnato trovano l’ uno e l’ altro la loro giustificazione nei Vangeli”.

Ma l’aspetto fondamentale, d’altra parte, non è la fattezza fisica di quello che viene considerato dal cattolicesimo come il Messia:

“Non s’imponeva per aspetto tanto che i suoi nemici hanno esitato a combatterlo. Sembra infatti che affascinasse le folle soprattutto attraverso le parole e i miracoli, piuttosto che per l’apparenza e l’atteggiamento, e coloro che fin dagli inizi della sua vita pubblica non hanno creduto alla sua predicazione e ai suoi prodigi, non hanno riscontrato nulla di divino nei tratti del suo volto”.

La bellezza, d’altra parte, sta negli occhi di guarda. E di chi ama:

“Senza dubbio assomigliava a molte persone la cui bellezza, discreta e radiosa al tempo stesso, abbaglia certi sguardi e sfugge ad altri – soprattutto quando questa bellezza è d’ordine spirituale. Una luce maestosa su quel volto era percepita solo grazie a una predisposizione interiore.

Quando noi amiamo, ci meravigliamo dell’ indifferenza altrui davanti al volto che riassume per noi tutto lo splendore del mondo. Quei tratti che riflettono il cielo e il cui solo aspetto ci rende ebbri di gioia e di angoscia, altri non si sognano neppure di porvi lo sguardo. Il più breve istante vissuto accanto all’essere amato ha per noi un valore inestimabile, mentre importa poco ai suoi compagni e ai suoi genitori di vivere sotto il suo stesso tetto o di lavorare con lui e respirare l’aria che lui respira.

Come ogni creatura, Gesù si trasformava secondo il cuore che lo rifletteva”.

L’articolo prosegue quindi con excursus circa le rappresentazioni artistiche legate a Gesù, e all’immagine che ne emerge andando ad analizzare il volto impresso nella Sindone. Ma rimane, riteniamo, quello succitato il punto cruciale: il Carisma di Gesù risiede nel suo spirito e non nel suo volto.