Crocetta promette nuovi fondi. Disabili: “Senza amici e parenti saremmo persi”

«È la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, non l’ equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione». E’ con queste parole, nella sentenza 275/2016, che la Corte Costituzionale ha sancito la preminenza del cittadino sull’oculatezza economica, la precedenza del disabile sui conti delle amministrazioni incaricate, o per meglio dire obbligate, a elargire i contributi a sostegno di chi soffre di disabilità assoluta.

“Da 150 a 800 mila, secondo le nostre stime”. Questo il numero di cittadini italiani aventi diritto alle suddette sovvenzioni secondo Pietro Barbieri, coordinatore della Federazione Italiana Superamento Handicap. “In realtà- prosegue- nessuno ha mai voluto contarli. Sono tutti spaventati all’idea che il numero sia così alto da mettere in crisi i conti”. Eppure, dopo i servizi televisivi de Le Iene, dopo il clamore mediatico suscitato dalla telefonata di Pif al governatore Crocetta, dopo le esternazioni di Jovanotti, che ha definito la questione disabili in Sicilia “una farsa vergognosa”, ancora nessun intervento concreto è arrivato in queste ore dalla giunta regionale. I “figli di un dio minore” sono stati ancora messi da parte. Prima l’opera di imbonimento messa in scena dall’assessore Gianluca Miccichè, il quale promise “assistenza onnicomprensiva nell’arco delle 24 ore entro marzo”, poi il passaggio, come spiega il sito Dagospia, di proseguire solo in caso di rinnovata elezione: “Se mi date una mano d’aiuto a restare…” avrebbe garantito l’assessore in questione. Intanto, di soldi per l’assistenza ai disabili neppure l’ombra. Rosario Crocetta contrattacca, garantisce che la cifra messa a disposizione dalla Regione è salita a quota 120 milioni per il 2017, 280 milioni “a partire dal 2018 e per sempre”.

I disabili siciliani, invece, hanno un altro punto di vista: “dovremmo essere assistiti per ventiquattro ore al giorno. Il Comune ci passa due ore, la Regione una: senza gli amici saremmo persi”.

Giuseppe Caretta