A Mosul i civili muoiono di fame e sono costretti a mangiare cani e gatti

Come sempre a fare le spese di una guerra e logorante sono sopratutto i civili, imprigionati in mezzo ai contendenti e consapevoli che la loro morte potrebbe arrivare da un momento all’altro a causa di un esplosione, di un proiettile o peggio ancora dopo una lenta agonia causata dalla mancanza di viveri. Non suscita più di tanto scalpore, quindi, la testimonianza che Sufian Ahmed al quotidiano arabo con sede a Londra ‘Araby al Jadeed‘, quando dice che nella parte ancora occupata dall’Isis di Mosul la gente muore di fame, ma di sicuro lacera il cuore quando confessa a cosa sono costretti per sopravvivere: “Gli abitanti del mio quartiere, che è nelle mani di Daesh, hanno mangiano cani, gatti, l’erba e le foglie cadute dagli alberi per sopravvivere alla fame”.

Al termine dell’enorme copertura mediatica dei mesi scorsi, quando ancora le truppe irachene non erano entrate nella capitale irachena, si è sovrapposto un silenzio tombale, eppure la guerra a Mosul continua e l’assedio delle truppe regolari non fa che peggiorare le condizioni di vita di chi si trova ancora sotto l’opprimente controllo dell’Isis. Amhed spiega che la situazione è drasticamente peggiorata quando le truppe regolari hanno tagliato l’ultima via di rifornimento di viveri dell’Isis, da quel giorno non arriva più né pane né acqua e l’unico rifornimento piovuto dagli aerei che sorvolavano la zona era composto da volantini.

In queste condizioni le persone ancora in vita devono fare il possibile per fare sopravvivere donne e bambini, così, spiega il cittadino di Mosul: ” Andiamo nelle case distrutte, dove ci sono ancora i cadaveri che attraggono gli animali. In quel momento li catturiamo. Le donne e i bambini hanno la priorità per mangiare. Ma non gli mostriamo come macelliamo gli animali“. Tutte le zone limitrofe a Mosul vivono nella stessa condizione e la situazione del paese rimane precaria, nella speranza che questa testimonianza li possa aiutare a ricevere un aiuto dalle truppe di liberazione.