La Pasqua di sangue dei cristiani in Egitto, dove “anche pregare è pericoloso”

Anche se non se ne parla molto, perché l’eco di un attentato terroristico in Medio Oriente e Nord Africa colpisce meno rispetto a quelli che avvengono in Europa, in Egitto da una settimana non si festeggia più. Dopo la strage della Domenica delle Palme, due ordigni esplosi nelle chiese dove i cristiani copti (ed anche il Papa copto) stavano celebrando la Messa e che hanno causato decine di morti e feriti, sono state bloccate tutte le celebrazioni eucaristiche.

Solamente la Messa di oggi, domenica di Pasqua, è stata autorizzata, ovviamente sono blindatissima: tutte le altre, per motivi di sicurezza, sono state cancellate. Il ritorno dei cristiani in Chiesa a Pasqua avviene in un’atmosfera di gioia, ma anche di paura. Le chiese sono circondate dalla polizia, nel corso dello stato di emergenza che Al Sisi, il Presidente, ha indetto per tre mesi per far fronte all’emergenza terrorismo.

In Egitto i cristiani copti sono il 15% della popolazione, da sempre molto uniti con i musulmani, dato che fanno storicamente parte dello stesso popolo. Nonostante gli sforzi di Al Sisi per garantire la sicurezza, le frange estremiste musulmane continuano però a minacciare i cristiani e ad ucciderli, dividendo la popolazione. “La comunità copta pensa che pregare sia diventato qualcosa di pericoloso, siamo chiaramente diventati un target per i terroristi” hanno scritto alcuni cristiani sui social. Circa il 90% dei cristiani del Sinai hanno lasciato la regione dopo che un gruppo affiliato all’ISIS; il Wilayat Sinai, li ha minacciati e colpiti con attentati terroristici. Una vera persecuzione silenziosa.