Migranti, altri 20 morti in mare. Fra i 700 sbarcati in Calabria molti con segni di tortura

Sono 20 gli ennesimi morti nel mare Mediterraneo, i migranti che non sono neppure riusciti a giungere vicino alle coste italiane: sono morti al confine con la Libia. Almeno 1500 persone sono state assistite a partire da sabato a domenica. La ONG che si occupa della faccenda, la Moas, ha sostenuto in una nota che “Donne, bambini e casi medici hanno avuto la precedenza, con 453 persone che sono state portate in sicurezza a bordo della Phoenix”.

“Quando è stata raggiunta la massima capacità, giubbotti di salvataggio, disposizioni di base e supervisione sono stati forniti nelle ore successive alle oltre mille persone che sono rimaste bloccate sulle carrette del mare”. Ieri sono state portate in Italia almeno 4500 persone in trentatré diversi interventi.

Secondo Michele Trainiti, il responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici Senza Frontiere, “Molti di loro presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto. Per la prima volta cominciamo a vedere anche i segni delle guerre: feriti da arma da fuoco e segni di maltrattamenti e torture”. Che sarebbe un segno che esistono anche degli effetti migranti delle guerre, e non solo migranti economici, come la maggior parte di quelli che raggiungono l’Italia.