Turchia, OSCE: “Voto contro gli standard internazionali”. Erdogan: “È democrazia”

L’OSCE ed il consiglio d’Europa non hanno preso bene il risultato del referendum che si è tenuto domenica in Turchia e che ha trasformato la costituzione conferendo molti più poteri al presidente Erdogan. Le critiche sono state rivolte al referendum costituzionale definito “non all’altezza degli standard internazionali”. 

Ma il presidente turco non ha preso bene le critiche. “C’è un’organizzazione chiamata Osce che sta preparando una relazione per dire che il referendum è stato in un modo oppure in altro. Non daremo seguito a quei dossier, dicano quel che vogliano” ha sostenuto Erdogan, che ha colto l’occasione per chiamare ‘fascisti’ e ‘nazisti’ gli europei, e che ha invitato gli osservatori a ‘stare al proprio posto’. Intanto si allontana la possibilità per la Turchia di entrare nell’Unione. Ma dove l’UE minaccia di bloccare l’iter per l’adesione, Erdogan risponde che saranno loro stessi, probabilmente, ad andarsene. E così la Turchia nasce come Stato a sé stante, si nutre della rabbia contro l’Occidente che Erdogan definisce ‘fascista islamofobo’.

Si allontana sempre di più quell’idea di Stato laico che Ataturk, il padre della Patria, aveva concepito un secolo fa. Solamente le città turche più moderne e dedite al turismo e ai flussi commerciali con l’Europa, come Istanbul, si staccano dal risultato del referendum. Lì, come nelle province turche (che hanno votato in gran percentuale ‘no’, una risposta di ribellione ad Erdogan) l’islamismo non attecchisce con tanta facilità. Ma Erdogan è davvero un populista potente, di quelli in grado di sollevare l’orgoglio ed il nazionalismo di un Paese che si sente bistrattato. E le conseguenze non sono facili da prevedere.