Brasile, gli Indios contro il Governo: “Lula-Russeff non hanno mantenuto le promesse. Molti di noi muoiono assassinati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:45

 

 

 

 

 

La storia i ripete, o forse sarebbe più corretto dire che continua inesorabilmente a percorrere la strada intrapresa. La vicenda riguarda, questa volta, le comunità indigene degli Indios che ancora popolano la terra brasiliana: i discendenti di quelle popolazioni indigene brutalmente sterminate all’arrivo degli europei nel continente. Allo stato attuale, si tratta di circa 900 mila persone, divise in 240 tribù, i cui diritti di proprietà sulla terra non sono mai stati ufficialmente riconosciuti dagli organismi statali brasiliani. Tutto questo sebbene il 13% del suolo del Paese sia considerato di proprietà indigena.

Gli Indios non ci stanno, non vogliono subire ancora altre angherie. Dopo i tagli di fondi che hanno riguardato la Fondazione Nazionale degli Indigeni (in sigla Funai) e l’emendamento costituzionale Pec 2015, che sta cercando di far approvare per quanto concerne la questione della demarcazione delle terra indigene, alcuni rappresentanti della comunità Indios hanno deciso di realizzare una protesta davanti alla sede del Parlamento brasiliano. Vestiti con gli indumenti tradizionali della loro comunità e armati di arco e frecce, gli uomini hanno subito l’intervento delle forze di polizie nel momento in cui hanno tentato di entrare nel Palazzo del Congresso.

Le accuse che gli Indios muovono ai due ultimi Presidenti del Brasile, Lula e Russeff, sono quelle di non aver mantenuto le promesse fatte durante le campagne politiche relative alla loro elezione. Secondo gli indigeni, non solo non è mai stata demarcata nessuna area kaiowà per le comunità Indios, ma negli ultimi anni sarebbero stati assassinati molti leader dei nativi americani.

Maria Mento

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